"Tomorrow Never Dies" (Naruto) by Nene

Bene, visto che la Faffa ha aggiunto la sua ff di Supernatural, io aggiungo la mia di Naruto, tanto per fare qualcosa su questo blog morto xD
Leggetela, o Orochimaru vi fa a fettine con la spada Kusanagi e vi da in pasto a Manda u.u (macciao serpentuccio pucci pù! xD ) (?)

Capitolo 1: "Adrenalina."


Adrenalina. Adrenalina pura mi scorre nelle vene. Mi fermo per un secondo, i capelli mossi da una leggera brezza. Il cuore mi batte forte, forse sono riuscita a seminarlo. Sento il battito dell’organo rimbombare nelle orecchie e in gola, impedendomi di sentire i più piccoli rumori. Mi sembra di cogliere un movimento dietro di me, così riprendo a correre e saltare da un ramo di un albero all’altro. Quel serpente non mi da tregua. Fosse uno di quelli che si trovavano della foresta della morte del Villaggio della Foglia non avrei problemi. Ma questo non è un biscione qualsiasi, oltre ad essere un rettile grosso come una casa e affamato di carne umana, è incredibilmente silenzioso e furbo. Lancio un kunai con tanto di carta-bomba il più forte possibile nella direzione dove ho intravisto lo spostamento, senza fermarmi. Sento l’esplosione neanche un secondo dopo. Se quel serpente era dietro di me come spero, allora l’ho centrato in pieno. Non l’ho ucciso, questo di sicuro no, ma spero di averlo almeno rallentato. Continuo a correre finchè non mi devo fermare di nuovo per riprendere fiato. L’ansia mi sta divorando. Ho corso in quella foresta tutta la notte per accumulare un notevole vantaggio sul biscione, ma la mattina dopo me lo sono ritrovato davanti. Le squame bianche, candide come la neve, gli occhi gialli cerchiati di viola mi hanno fissata per lunghi minuti, mentre le prime luci dell’alba svegliavano le creature della foresta. Ho iniziato a correre  più veloce che ho potevo, sapevo il serpente mi avrebbe mangiata in un sol boccone se mi avesse presa. Da parte sua, l’animale non si è fatto problemi e mi ha inseguita con calma.
Sapendo ormai che anche solo sperare di seminarlo sia più che inutile, decido di affrontarlo apertamente. Salgo sul ramo più alto dell’albero dove  mi sono fermata, rimanendo immobile, in mano un kunai pronto per essere lanciato appena avessi colto i movimenti del mio avversario.
Minuto dopo minuto sento la tensione che mi ha accompagnata dalla notte prima sciogliersi, così mi appoggio con la schiena contro il tronco dell’albero per pochi secondi, pur di recuperare un po’ le forze. Ogni minimo rumore però mi fa tornare all’erta, anche se i minuti passano e del serpente neanche l’ombra. Possibile che io l’abbia davvero seminato? Il sole è ormai alto, e anche se dal fitto del bosco non riesco a capire bene, deve essere più o meno mezzogiorno. Sul grosso ramo riesco a vedere la mia ombra proiettata dalla luce che filtra tra le foglie.
-Pff....c’e l’ho fatta...- mi concedo un altro secondo per rilassarmi, la testa mi sta scoppiando. Attacco una carta bomba sotto i miei piedi, nel caso debba far esplodere tutto. Odia usare questi stupidi pezzi di carta, mi ricordano troppo mio fratello. Con la coda dell’occhio intravedo la mia ombra mutare, non faccio in tempo neanche a saltare che la bocca del serpente si chiude intorno a me. Con il kunai cerco di fare più danni possibili all’interno del serpente e faccio esplodere la bomba. L’attacco interno-esterno fa aprire la bocca al serpente, che mi sputa con violenza prima di accasciarsi sul ramo, sanguinando.  La testa mi faceva male e forse mi sono rotta anche un paio di ossa.
-Pensavi davvero di avermi seminato- il collo del serpente di rompe, si spezza, come il guscio di un uovo. Ne esce un uomo.  All’apparenza può avere una trentina d’anni,  tutt’altro che la sua vera età.
-Se devo essere sincera, si, pensavo di esserci riuscita, Sensei.- ridacchio, cercando di alzarmi in piedi, il braccio destro è andato, non riesco a muoverlo.
L’uomo si avvicina, sorridendo malefico. –Lo sai che è impossibile farmi perdere le tracce di una preda...-mi prende il viso dal mento, buttandomi appena la testa indietro, trafiggendomi con i suoi occhi gialli, i nostri visi molto più vicini di quanto dovrebbero essere.
-Mh, quindi sarei la tua preda?- sussurro.
Lascio cadere a terra il kunai, anche il braccio sinistro sta andando a farsi fottere.
Mi sento circondare dall’abbraccio del mio maestro, che mi aiuta a rimanere in piedi.
“Tutta questa corsa per niente...fantastico!”
-Tu come tutti gli altri, piccole e stupide prede.- Ah si? Come tutti gli altri? Kabuto però non lo aiuti così.
Non rispondo, non so che dire.
-Perché non hai usato il segno maledetto?- è un tono di rimprovero, non è per curiosità.
-P...perchè volevo riuscirci da sola...con le mie forze...- sento il suo sguardo su di me, continuo a guardare avanti.
-Ti ho concesso l’onore del mio marchio maledetto per potenziarti laddove le tue capacità raggiungono il limite, se io non fossi il tuo maestro, ti avrei uccisa senza batter ciglio. Vedi di concentrarti.- odio il tono di scherno che usa, anche se ha ragione.
-Scusami sensei...- abbasso la testa, vorrei spaccargli qualcosa in testa ma mi farebbe agonizzare per ore.
-Torniamo al covo.- mi lascia andare e salta su un altro ramo. Faccio due passi, la vista è annebbiata e mi fa male la cassa toracica. Non riesco a saltare abbastanza in lungo, sento il vuoto sotto di me che mi inghiotte e chiudo gli occhi. I capelli del mio maestro mi solleticano il viso, quando le sue braccia mi prendono prima che io mi schianti al suolo.
Poi, non riapro gli occhi.


Spero rimanga questo il capitolo più palloso della ff, scriverlo è stato un parto e non sono soddisfatta, ma vabbè xD

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Capitolo 2: "Sangue & Acqua."

-Nii-san?- sussurro. La mia voce si perde, coperta dalla pioggia che ha appena iniziato a scendere dal cupo cielo.
Mio fratello è steso a terra davanti a me e non risponde. Il sangue gli cola dal collo e dalla bocca macchia la veste nera come la pece e si mescola con l’acqua. Gli stringo una mano. Dall’enorme buco che ha sulla mano destra colano sangue e resti di creta, ormai privi chakra.
-Deidara...?- Sasori è in piedi accanto a me, ha gli occhi sbarrati.
Il biondo continua a non rispondere, i capelli ormai bagnati gli coprono parte del viso. Un senso di angoscia mi stringe il cuore, le mie mani tremano. Non può essere. Non ora, non così. Non per mano di un nessuno.
Le mie mani tremano, mentre il cuore si ribella e soffre, si spezza.
Lo chiamo ancora, urlo sempre più forte, nella speranza che un suono esca dalla sua bocca.
-Aki...- il rosso mi mette una mano sulla spalla. La pioggia scende sempre più forte e ormai l’acqua è entrata anche nella mia veste.
-Sasori-san...lui....aveva detto...- la mia voce si incrina, le lacrime prendono il sopravvento.
Si inginocchia accanto a me e mi abbraccia. –Lo so Aki...-
So a cosa stai pensando Sasori. Pensi che sono una debole. Che senza mio fratello non sono nulla. E la sai una cosa? Hai proprio ragione, senza Deidara non sono altro che una stupida ragazzina che gioca a fare la ninja per imitare il fratello, incapace di domare le proprie emozioni. E la solita sensazione di disdegno che provate tutti voi dell’Akatsuki nei miei confronti si aggiunge al dolore che mi ha già presa. Stringo la mano di Deidara, ignorando il suo compagno di missione . Ho sempre pensato che saresti morto creando la tua più bella opera d’arte, facendoti esplodere, distruggendo indiscriminatamente ogni cosa nel raggio di 500 metri. E che io sarei morta con te. Ed invece è bastato un kunai combinato con un’illusione per spezzarti.
Uno stupido pugnale comparso dal nulla a pochi metri da te. Hai fatto appena in tempo ad alzare una mano per fermarlo, la mia stessa espressione di orrore si è dipinta sul tuo volto quando l’arma ti ha perforato la mano e ti ha colpito al collo. Non ti sei fatto sfuggire neanche un lamento, mentre cadevi, ne una lacrima. Sei morto così, fissando il cielo azzurro come i tuoi splendidi occhi, prime che iniziasse a piovere.
Dal fitto del bosco compaiono Itachi e Kisame. Si scambiano un paio di sguardi con Sasori, che si rialza e li raggiunge. Sento lo Sharingan dell’Uchiha su di me, un brivido mi corre lungo la schiena.
Sento pezzi della loro conversazione, non sono riusciti a catturare la forza portante. Non ho mai condiviso una sola idea con l’Akatsuki, come del resto, non l’ha mai fatto neanche mio fratello. Li sento discutere su cosa fare. Pein si arrabbierà se torniamo indietro tutti a mani vuote, con uno in meno per giunta, e quello che manca all’appello non sono io.
-Io non torno.- esclamo. Si girano a guardarmi, smettendo di parlare.
-Non puoi andartene così.- mi fa notare Kisame.
-Deidara è morto. Non c’è più niente che mi costringa a tornare.-
-Tuo fratello sarà anche morto, ma fai comunque parte dell’Alba e non te ne puoi andare fino al rientro dalla missione.- La voce di Itachi è calma e apatica come al solito. Dio, che nervi che mi da!
-Su, andiamo, è inutile rimanere, le forze portanti sono scappate e con un uomo in meno...- commenta l’uomo pesce.
Mentre Sasori rientra nella sua marionetta, io mi carico in spalla il corpo di mio fratello e mi incammino a passo deciso verso il fitto del bosco.
-Ce la fai a tenere il passo?- mi chiede Itachi.
-Certo. Non ho bisogno del tuo aiuto.- come se poi me lo avesse offerto.
Lo sfido con gli occhi, ma lo Sharingan rosso sangue mi fa distogliere lo sguardo quasi subito.
-E sia. Sbrighiamoci!-conclude Kisame.
L’Uchiha è il primo a sparire, seguito dagli altri due. Indietreggio, come per prendere la rincorsa, poi mi giro e inizio a correre dalla parte opposta. Non ci penso nemmeno a tornare per farmi uccidere, tanto non servo a nessuno.
Lascio carte bombe sparse sui rami degli alberi da cui passo, sono sicura che si sono già accorti del mio bluff e stanno tornando indietro.
Continuo a correre, se Itachi mi prende mi ammazza.
-Aki, torna indietro!- eccolo, ci avrei scommesso. Faccio esplodere tutte le bombe, l’altro fa appena in tempo a usare la tecnica della sostruzione per evitare di saltare in aria.
Non mi seguono come pensavo. Ho dato loro un buon motivo per piantarmi in asso e tornarsene al covo.
Vado avanti finchè le mie gambe reggono, il peso di Deidara e le nostre vesti completamente fradice mi rallentano. Sento il rumore di legno che si spezza, secco. Sotto i miei piedi. Cado, sento lo schiocco delle mie ossa appena tocco il terreno. Mio fratello mi schiaccia, sento i polmoni svuotarsi, le costole rompersi.
Non riesco nemmeno ad urlare.
Rimango lì, sotto il corpo privo di vita del biondo. La pioggia continua a scendere incessantemente per quelle che mi paiono ore.
Potrei finirla qui. Potrei farmi esplodere. Non ho un posto dove andare, non ho più nessuno. Che senso ha rimanere in questo mondo crudele e infido?
Dopo non so quanto tempo, strisciando, piano piano, riesco a togliermi di dosso mio fratello.
Provo a rialzarmi in piedi, ma la gamba destra cede sotto il mio peso come se fosse un ramoscello. Fantastico, pure una gamba mi sono rotta. La veste si è strappata all’altezza dello stomaco, sono atterrata su rami secchi e appuntiti, uno mi si è anche conficcato nel fianco senza fare troppe storie.
Il sangue esce a fiotti, non so come fermarlo. Ogni respiro minaccia di farmi perdere i sensi dal dolore che provoca. Devo mantenere la calma, devo trovare un modo per uscire da questa foresta.
Sento la gola in fiamme, le lacrime che ritornano a tormentare i miei occhi stanchi. Ignoro il dolore e prendo Deidara per il collo della veste, trascinandolo fino al tronco dell’albero più vicino a noi. Lo abbraccio da dietro, appoggiando la schiena contro il tronco. Non arriverò viva neanche a domattina, e la cosa mi mette paura. Sono da sola. Al buio, l’Alba che forse mi sta ancora cercando e non esiterà a darmi il colpo di grazia se mi trova. Ma sarebbe già meglio che morire così, senza nessuno vicino. Senza nessuno che pensi a me.
La vista si fa pesante, l’ansia mi stringe la gola. Cazzo Deidara, sarei dovuta crepare prima io.
Sto per addormentarmi, sto per morire. Vedo qualcosa muoversi tra gli alberi davanti a me, non ho nemmeno un kunai da lanciare. Riesco a metterli bene a fuoco solo quando mi sono vicini. Sono in sei. E non sono dell’Akatsuki.
Hanno tutti il coprifronte del Villaggio del Suono tranne uno. I suoi occhi color ambra cerchiati di viola sembrano brillare di luce propria, mi spaventano e mi rassicurano allo stesso tempo mentre mi osservano. L’uomo sembra sorpreso, ha assunto un’espressione diversa quando ha notato lo stemma dell’Alba.
-Non sapevo ci fossero anche le bambine nell’Akatsuki...- sorride, nessuno muove un solo dito verso me e mio fratello.
Stringo i denti. –C...chi sie...te...?- sussurro, sento le costole nei polmoni, sento il sangue salirmi in bocca.
Non sento nessuna risposta prima che i miei occhi si chiudano.

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Mi sveglio di soprassalto. Le braccia mi fanno ancora male, ho il respiro affannato, mi tiro su a sedere.
Sempre questi ricordi, non c’è giorno che passa senza che tornino a tormentarmi. Ricaccio indietro le lacrime. Bussano alla porta, mi prendo un mezzo infarto, non ho neanche sentito i passi in corridoio.
-A-avanti!-  balbetto, se è Sakon venuto a rompermi le palle lo prendo a calci.
La porta si apre silenziosa, vedo il mio Sensei appoggiato allo stipite della porta, le braccia incrociate e il suo solito sorrisetto sadico stampato sulla faccia olivastra.
-S-Sensei!-
-Come stai?- Se Orochimaru ti fa domande sulla tua salute, o sta per affidarti una missione suicida o faresti meglio a chiamare un dottore, ti è partita qualche rotella.
-Un po’ meglio....grazie...- non si preoccupa di rispondermi. Abbasso lo sguardo, stringo il lenzuolo tra le dita. Ogni volta che c’è lui ho paura di sbagliare ogni minima cosa, una parola di troppo, o una di meno, uno sguardo sostenuto più del dovuto o un segno di sottomissione durato troppo poco.
-La prossima volta non esiterò a mangiarti.- simpatico come un kunai in culo, davvero. Non rispondo anzi, abbasso ancora di più la testa.
-Perché non l’hai fatto Sensei?- dopo questa domanda, credo che mi mangerà davvero.
Mi fulmina con il suo sguardo animalesco, mi sono già pentita di aver fatto la domanda.
-Ne abbiamo già parlato molte volte, Aki.-
-Scusami...io....perdonami, davvero, dovrei imparare a tenere la bocca chiusa.-
Continua a fissarmi, poi sbuffa e si avvicina. –Dovresti imparare ad usare la testa, non ho tempo da perdere con  bambini svogliati.-
Avvicina il suo viso al mio, trafiggendomi con i suoi occhi dorati.
Sento appena il suo respiro caldo, il suo sguardo riesce a cancellare ogni pensiero dalla mente. Mi ipnotizza, mi svuota.
-Capito?- mi sussurra ad un orecchio, facendomi rabbrividire.
Annuisco, incapace di spiccicare parola.
Rimane lì a fissarmi ancora per qualche interminabile secondo, poi si gira e si incammina verso la porta.
-Kabuto ha detto che domani ti sarai già rimessa. Che sia vero o no, domattina ti voglio nella sala di addestramento. Vedi di impegnarti, non ti ho presa con me per farti fare la bella vita.-
Kami se odio quando tira in ballo sta storia....e poi, la bella vita nello stare sotto la sua protezione non ce la vedo ma ok.
-si Sensei...- sussurro, mentre lui esce e si richiude la porta dietro di se.
Fosse per me, mi alzerei anche subito e me ne andrei ad allenarmi, ma non dare la colpa della mia attuale forma fisica a ME, quando sei stato tu a cercare di mangiarmi!
Sbuffo, torno a sdraiarmi sotto la coperta, se quello domattina mi vuole in piedi pronta per farmi prendere a bastonate da Sakon e Ukon devo come minimo...reggermi in piedi, appunto.


Sakon e Ukon sono nello stesso corpo, quest'ultimo ha due teste e per la maggior parte del tempo lo controlla Sakon. Mi sembrava giusto precisarlo, mica che poi la faffa si ritrova sto coso strano quando legge e non capisce xD Boh, Orochimaru non sei simpatico, sappilo u.u

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Capitolo 3: "Conflitti."


-Forza, ripetila ancora.- sembra quasi spazientito, nonostante sia da ore che eseguo la tecnica alla perfezione continua a farmela eseguire.
Ripeto i sigilli in ordine, dal mio braccio spuntano due serpi scure che si lanciano in avanti, verso il mio maestro. Lui mozza la testa ad entrambe con un rapido colpo della spada Kusanagi, fuoriuscita dalla sua mano tramutata in serpente. E con queste, sono 789 serpi fatte fuori, vuole arrivare a mille?
Mi sono alzata presto come mi aveva chiesto, mi sono fatta trovare alla sala di addestramento pronta per allenarmi fino allo sfinimento totale. Stavolta mi ha fatto lottare contro Kidomaru, ho avuto non pochi problemi con tutte quelle ragnatele. Io non ho mai voluto diventare un ninja, ho imparato qualcosa quando io e mio fratello fuggimmo dal Villaggio delle Rocce. L’ho fatto per sopravvivenza, per non far ricadere tutto su mio fratello, che a quel tempo aveva 16 anni. E a 16 anni, essere ricercati dalla divisione speciale per catturare i Nukenin portandosi dietro la sorellina di 12 anni non è per niente facile.
Orochimaru si china a raccogliere una delle centinaia di teste mozzate sul freddo pavimento di pietra, osservando gli occhi vitrei e spenti dell’animale, ributtandola a terra dopo un paio di secondi.
-Per oggi basta. Vai a riposarti, domani ci aspetta un lungo viaggio.-
Chino il capo, congedandomi, senza dire una parola. Lui rimane lì, immobile nella mezza oscurità di quel tetro luogo, fissandomi con i suoi occhi gialli finchè non scompaio oltre la porta.
-Sensei, è sicuro di volersela portare in una missione tanto delicata?- Dall’ombra esce una figura.
-Non dubitare Kabuto, ce la farà. Ha il segno maledetto.- L’altro si sistema gli occhiali.
-Vai a fare i preparativi per domani, il viaggio da qui al Villaggio della Nebbia è lungo.-

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Richiudo la porta della mia camera alle mie spalle. Non era soddisfatto, per niente. Non lo è mai. Faccio un lungo sospiro e mi butto sul letto. Perché mi ha presa con se, nel momento della mia massima debolezza, senza valutare le mie capacità, se adesso non gli va bene una sola cosa di quello che faccio, nonostante io mi impegni al massimo? Slaccio il nodo che tiene il coprifronte del Villaggio del Suono intorno al mio collo, lo butto con poca gentilezza contro il muro. E’ da tre anni che sono qui, tre anni che mi alleno in una cosa di cui me ne frega meno di niente, tre anni che vengo trattata da quei  4 come la feccia del Villaggio. Tayuya poi, nonostante sia meno attaccabrighe di Sakon, non perde occasione di ripetermi che sono debole, che potrebbero schiacciarmi come un insetto. Teoria appoggiata da Kidomaru, che con le sue 6 braccia, se no è un insetto lui... a Sakon e Ukon ci ho fatto l’abitudine, i loro commenti non li sento neanche più, e Jirobo se ne frega abbastanza, anche se i suoi sguardi di disprezzo mi irritano come non mai. Sono passata dalla padella alla brace, anche nell’Akatsuki non ero ben voluta, ma almeno certi commenti se li tenevano per loro stessi, avevo mio fratello e anche Sasori mi aveva un po’ presa in simpatia. Perfino con Itachi, nonostante non ci sopportassimo a vicenda, avevo uno strano e sottile legame. Mentre qua sembra mi abbiano presa giusto per sfogare il loro stress su di me. Il rapporto tra me e Orochimaru non l’ho ancora capito, e credo non lo capirò mai. Mi ha salvata il giorno della mia fuga da morte certa, ma da quella volta, di gentilezze me ne ha fatte poche. Quando ho scoperto che il leggendario Sannin dei serpenti mi aveva volontariamente salvato la vita, non ho potuto fare a meno di sentirmi in qualche modo importante. Cosa che è sparita subito dopo. Nonostante tutto, non sono mancati episodi di innaturale gelosia da parte di Kabuto nei miei confronti per chissà quale frase male intesa detta da Orochimaru, forse uno sguardo complice che si è immaginato, forse per alcuni trattamenti che mi riserva il Maestro, che non sono molto particolari. E io non ho neanche il coraggio di chiedere il perché di tutto questo. Mi ha detto che gli servo come seguace, ma francamente non vedo come possa essere la verità, dato che non riesco a fare niente come vuole lui. La grande incognita in tutto questo è Kimimaro. Non si vede spesso in giro, Kabuto mi ha spiegato della sua malattia. Ci ho parlato una volta sola insieme ad Orochimaru, ed è stato l’unico a non aver detto niente di negativo su di me, ne mi ha guardata con disprezzo.
Mi infilo direttamente sotto le coperte, cercando di non farmi assalire da questi cupi pensieri, ma non riesco a prendere sonno. Da qualche parte, dentro di me, nutro un senso di colpa che cerco di ignorare ma che è sempre presente. Dopo quello che il mio maestro mi ha salvato la vita, io non ho mai fatto niente per ripagarlo. Orochimaru non è uno che salva il primo che si trova davanti, ma con me lo ha fatto. Ed io non ho fatto niente per ripagarlo, tranne deluderlo.
Mi alzo, raccolgo il copri fronte da terra. Lo stringo tra le mani, la fievole luce della candela sul comodino illumina la nota musicale incisa nel metallo. Me lo lego a mo di cerchietto per capelli, in modo da tenerli più raccolti. Esco di fretta dalla camera, mi dirigo verso la sala d’addestramento. Prima di voltare l’angolo sento le voci di Kabuto e  Orochimaru che vanno nella direzione opposta, allontanandosi.
Cercando di far meno rumore possibile, entro nella stanza. Non me ne andrò da qui finchè non sarò all’altezza della missione, dovessi rimanere sveglia tutta la notte.
Inizio a ripetere tutte le tecniche che mi ha insegnato Orochimaru, una per una, senza fermarmi un attimo.
Vado avanti per ore, finchè non rimango quasi senza chakra. Cado in ginocchio, ansimando, la testa mi sta scoppiando. Il segno maledetto sul collo mi brucia come un tizzone ardente.
Sento dei battiti di mani dietro di me, mi volto ci colpo. E’ Orochimaru.
-Brava, complimenti.- sorride.
Io lo guardo, sorpresa come non mai. Quando è entrato?
-S-sensei...da quanto....?- balbetto.
-Abbastanza da vedere il tuo vero potenziale. Adesso corri a dormire, non voglio vederti assonnata domattina, ti farebbero fuori.- mi aiuta a rialzarmi. Strano.
-Sensei, perché a volte mi tratta in modo diverso dagli altri?-
Lui mi fissa con i suoi occhi dorati. sul suo viso si dipinge un minuscolo sorrisetto malizioso. Rabbrividisco, ma sostengo lo sguardo, seppur con imbarazzo.
-Ho i miei motivi. Ora vai.-

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-Non pensare di fare chissà cosa in questa missione, mocciosa!- esclama Tayuya. Siamo partiti da neanche mezza giornata e già inizia.
-Certamente, lascerò lavorare solo voi, per me non c’è alcun problema, Tayuya.- le rispondo. Orochimaru è davanti a noi, in cima al gruppo, non ho voglia di litigare in sua presenza, non dopo ieri sera.
-Come al solito...mi chiedo cosa sei venuta a fare...- commenta Sakon. Bella domanda, me lo sto chiedendo anche io, che credi.
-A rallentarci come al solito...- Oh, ci si mette anche Kabuto? Ma che hanno tutti oggi?
-E’ stato il maestro a farmi venire, è inutile che ti lamenti con me, Kabuto. Se hai qualcosa da dire a riguardo, parlane con lui!- ora mi incazzo! Il Nukenin dietro di me sorride.
-Pff, la sua è solo compassione, non gli servi a niente.-
-Almeno per me prova qualcosa, a differenza di te...- so di essere appena saltata sul tasto sbagliato con tutto il mio peso. Kabuto si scaglia contro di me per colpirmi alla schiena con uno dei sui jutsu medici offensivi.  Mi colpisce tra le scapole, sento i polmoni svuotarsi, non riesco a respirare. Rotolo per diversi metri, non riesco a muovermi e ho perso la sensibilità anche alle braccia. Il segno maledetto inizia a bruciare.
Mi preparo per un altro attacco, che però non arriva. Riesco a voltarmi lentamente verso Kabuto. Orochimaru si è messo fra me e lui, gli ha bloccato la tecnica senza il minimo sforzo. Adesso gli sta stringendo il braccio. Forte. Troppo forte.
-Prova ancora a colpirla in quel modo, e non avrai neanche il tempo per accorgerti di Kusanagi che ti trapassa da parte a parte.- Kabuto è attonito. Gli occhi di Orochimaru lo stanno uccidendo.
Kimimaro mi aiuta a rialzarmi, mentre il nostro maestro lascia andare l’albino. Mi guarda per un secondo, poi riprende a seguire la via in silenzio, anche se la sua aura omicida è quasi visibile. Tayuya e Sakon si scambiano uno sguardo d’intesa, credo che per un po’ terranno la bocca chiusa. Faccio un mezzo sorriso a Kabuto, tanto per farlo incazzare ancora di più e seguo il mio Sensei aiutata da Kimimaro. Dio, se non ci fosse lui, credo che sarei già scappata/morta/caduta nella più profonda disperazione.
Non me la sono di certo presa per quello che ha detto Kabuto, non è la prima volta e una parte di me continua a credere che Orochimaru mi abbia presa con se solo per compassione. Ma lui non si è mai davvero espresso a riguardo, quindi, dopo tre anni, ancora non so perché uno dei tre ninja leggendari, dopo aver tradito il proprio villaggio, portato disperazione e terrore un po’ ovunque e condotto esperimenti illegali che l’hanno proprio costretto ad abbandonare Konoha, mi abbia salvata. E si, anche la cosa dell’esperimento mi è passata per la testa, ma qui alla fine l’unico ancora privo del segno maledetto è proprio Kabuto. Come feci quel giorno, dopo essere scappata da Itachi, Kisame e Sasori portandomi dietro mio fratello, a sopravvivere, mi fu spiegato al mio risveglio. A raccontarmi l’accaduto, fu proprio Orochimaru. Quando mi trovarono, ormai c’era poco da fare. Kabuto cercò di curarmi le ferite più gravi, ma sotto quella pioggia era impossibile riuscire a fare praticamente qualsiasi cosa. Mi impresse il segno maledetto sul collo con un morso, avrei avuto qualche chance di sopravvivere, una su dieci per precisione, anche se in quelle condizioni era praticamente una su un milione. Quando mi risvegliai al villaggio del suono, la prima cosa che chiesi era mio fratello. Mi dissero che lo avevamo lasciato nella foresta. Non lo avevo sepolto da nessuna parte, no gli avevo detto addio. Mi sono ritrovata sola, in un villaggio di gente pronta a sacrificare i propri compagni di squadra pur di seguire gli ideali di Orochimaru. Il mio sensei mi fece notare il segno maledetto sul collo e mi disse che era un onore riceverlo e ancora di più sopravvivere dopo che esso è stato impresso, che dona straordinari poteri e cancella completamente i propri limiti antecedenti d esso. Da quando mi è stato impresso, non l’ho mai usato. Le occasioni ci sono state e il Sannin ha fatto di tutto pur di portarmi almeno al primo stadio. Niente, solo un dolore immenso al collo e qualche notte in bianco per la luce incandescente che emanava, ma non ho mai sentito quel potere che in questo villaggio vogliono tutti scorrermi nelle vene, non ho sentito la mia forza moltiplicarsi, nonostante il mio impegno. Kimimaro mi ha spiegato, quella volta che ci ho parlato, che secondo lui Orochimaru mi ha presa con se perché nell’Akatsuki non accettano chiunque, ed il fatto che mi avessero fatta entrare nell’Organizzazione Alba, seppur con le suppliche di Deidara, significava che un minimo valevo, soprattutto se io ero sopravvissuta e mio fratello no.
Ma ormai, queste domande non me le pongo più seriamente, sono sempre presenti nella mia testa ma non cerco più una risposta. Se il mio maestro un giorno vorrà darmi spiegazioni lo farà, o troverò io il coraggio. Continuiamo il nostro viaggio fino a sera, poi decidiamo di accamparci in riva ad un ruscello. Orochimaru mi sembra pensieroso, ma sul momento non mi interessa molto, viste le mie condizioni. Kabuto non mostra nessun comportamento ostile fuori dalla norma, ma so che me la farà pagare per la scenata di oggi.
Jirobo accende il fuoco prima che scenda completamente la notte e ci disponiamo in cerchio intorno ad esso, mi sono messa vicino al maestro, e accanto a me Kimimaro. I due si lanciano qualche sguardo ogni tanto, io continuo a fare finta di nulla, non voglio immischiarmi in chissà cosa. Sakon e Tayuya fanno la stessa cosa, ogni tanto mi lanciano frecciatine e guardano Kabuto, indifferente come me a quel grande gioco di sguardi che stiamo facendo in silenzio. La cosa mi irrita, sarà perché sono fuori dal giro, sarà per Sakon e Tayuya, ma spero che la notte passi in fretta.
-Maestro, posso parlarti un attimo?- Kimimaro si alza, l sua pallida figura illuminata dal fuoco. Orochimaru o fissa per un paio di secondi, poi si alza a lo segue tra gli alberi. Io rimango a malincuore con gli altri, sento lo sguardo di Kabuto dall’altra parte del fuoco. Lo ignoro, cercando di ascoltare la conversazione alle mie spalle senza però riuscire a sentire una sola parola.

-Allora Kimimaro, di cosa vuoi parlarmi?- il Sannin incrocia le braccia, appoggiandosi al tronco di un albero centenario.
-Lord Orochimaru, quanto ha intenzione di lasciare correre questa situazione? So che è un problema di Aki e che io non dovrei immischiarmi, ma quella ragazzina non ce la fa più e dopo oggi Kabuto ha la scusa per sbranarla alla prima occasione.- il ragazzo dai brillanti occhi verdi è quasi arrabbiato, ma si rende conto di aver osato troppo e si calma. -Sensei, io so come si sente Aki, perché seppur la mia situazione fosse completamente diversa, il modo con cui mi trattavano era lo stesso. Io ho l’abilità innata della manipolazione delle ossa, mi tenevano in una gabbia per paura che potessi fare del male a qualcuno e mi liberavano solo durante le guerre. Ero il loro asso nella manica, ma allo stesso tempo, non perdevano occasione di schernirmi quando ero imprigionato. Tu mi hai salvato da morte certa, quando sono scappato. Tu mi hai dato l’affetto e la libertà che mi sono sempre state negate. Perché non salva Aki dai suoi stessi compagni?-
Orochimaru rimane a fissarlo, i diamanti gialli che sono i suoi occhi riflettono la luce della luna. Si sposta i capelli neri come la notte dal viso, mentre sul suo volto pallido si dipinge un sorriso.
-Kimimaro, sai qual è il vero motivo per cui ho preso Aki con me?- L’abino sembra pensarci su.
-Ho sempre pensato che fosse perché è stata presa nell’Akatsuki  alla sua giovane età, ma se mi fa questa domanda credo che ci sia un motivo completamente diverso.-
-Esatto.-
Silenzio. Kimimaro non osa dire una sola parola e aspetta.
-L’ho salvata perché in quel momento mi ha ricordato com’ero alla sua età.- il volto di Orochimaru non mostra nessun segno di debolezza, eppure si sente vulnerabile per la frase appena uscita dalla sua bocca. Sa che Kimimaro continuerà ad avere la stessa stima nei suoi confronti anche dopo quello che sta per dirgli e non lo racconterà a nessuno, ma è restio a raccontare la sua storia, che conoscono solo altre tre persone così a fondo da considerarlo vulnerabile, almeno nei ricordi.
-Io persi i genitori quando ero ancora piccolo. Per tanto tempo rimasi da solo, nel buio, a piangermi addosso come uno stupido. Poi conobbi Tsunade e Jiraya, e venni addestrato dal Terzo Hokage. Io ho avuto la fortuna di incontrare qualcuno che mi aiutasse e mi riportasse sulla giusta via. Ho voluto dare anche a lei questa possibilità, come l’ho data a tutti voi alla fine.-
Kimimaro non sa che rispondere. L’ultima cosa che pensava, era che il suo maestro gli raccontasse la storia della sua vita.
-Scusami per averti aggredito Maestro, dovevo immaginare che ci fosse un valido motivo.-
-Io non faccio mai niente se non c’è un motivo più che valido Kimimaro, questo dovresti saperlo. Aki deve imparare a cavarsela da sola contro gli altri. Fino a ieri non avrebbe mai osato rispondere a Kabuto. Presto riconosceranno la sua forza e la lasceranno stare, fidati. Gliel’ho letto negli occhi appena l’ho vista. Una che scappa dall’Akatsuki portando si dietro un cadavere è forte sia nel corpo che nell’anima. Adesso torniamo.-
Il Sannin si avvia verso l’accampamento improvvisato, seguita a ruota dal ragazzo assorto nei propri pensieri.

Appena sento i loro passi alle mie spalle mi sento già più tranquilla.
-Dormite, faccio io il primo turno di guardia.- il tono di Orochimaru è cupo, ci guarda male uno ad uno, Kimimaro compreso. Onde evitare di farlo incazzare sul serio, ci mettiamo tutti a dormire, ci aspettano molti altri giorni di viaggio.

Oh, allora. Non riesco a trattare bene il personaggio di Orochimaru, scusate. Booooh, tra un po' tornerà il serpentello immortale antipatico e sadico che tutti conosciamo e adoriamo (?)

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Capitolo 4 "Assassini!"



 Ci siamo. E’ da tre giorni che siamo in viaggio, abbiamo battuto ogni record di percorrenza di questo tragitto. Di positivo, c’è che Tayuya e Sakon non mi hanno rivolto la parola neanche una volta e Kabuto non mi ha aggredita durante la notte. Kimimaro mi tiene costantemente sott’occhio, anche se le minacce di Orochimaru hanno spaventato tutti, un altro passo falso potrebbe comunque portarmi a conseguenze peggiori della momentanea paralisi di due giorni fa.
-Siamo quasi arrivati. Dividiamoci, più avanti c’è uno spiazzo con un rifugio, non dobbiamo lasciargli vie di fuga. Jirobo, Tayuya, Kabuto, voi andate a sinistra. Kimimaro, Sakon, Kidomaru, voi a destra. Aki, tu vieni con me, prima di cacciarti nei guai.-
Ok, potrei seriamente pensare di fare dietro-front e tornarmene a casa.
Sento lo sguardo assassino di Kabuto addosso, faccio di tutto per sembrare incazzata con Orochimaru per quello che ha appena detto, sospirando appena e seguendo il Maestro strascicando i piedi per terra, cosa che mi fa guadagnare un occhiataccia proprio da quest’ultimo. Spero tu sia contento ora, Kabuto del cazzo!
Ci dividiamo e continuiamo la nostra avanzata, finche non arriviamo presso lo spazio erboso.
-Sensei, non credo di essere pronta...non riesco neanche ad usare il segno maledetto...io...non ce la posso fare...- Orochimaru non mi risponde subito. Kami, mi sta mandando al macello...
-Tieniti pronta, ci siamo quasi.-
-Sensei! Non sono in grado!- gli sfioro il braccio, lui si gira.
-Sai anche tu che non sono all’altezza, non riuscirò mai ad uccidere anche solo uno di loro!-
Sorride, guardandomi negli occhi. –Ce la farai, fidati di me.-
-Maestro , non voglio contraddirti ma...- non mi lascia finire la frase che mi prende il viso tra le mani e mi bacia. Mi blocco, sento i suoi denti stringermi appena il labbro superiore. Dura pochi secondi, sufficienti a farmi rabbrividire. Appena allontana il suo viso dal mio ho l’istinto di seguirlo, ma mi trattengo, cercando di non tremare. Mi trafigge con i suoi occhi gialli, animaleschi.
-Uccidili.- mi sussurra, il suo solito ghigno sadico si dipinge sul viso.
Sento la sicurezza rafforzarsi, alla fine se lui è così convinto, perché non credergli? Di cosa ho paura? Orochimaru non si è mai sbagliato...
Vedo Kidomaru calarsi sopra il tetto con una delle sue ragnatele, Orochimaru gli fa segno di preparare gli altri. Appena tutti rispondono al segnale, il Sannin dei serpenti mi guarda. Annuisco alla sua domanda silenziosa. Non sono pronta, ma non voglio continuare ad essere un peso.
Incrocio la sguardo di Kimimaro tra gli alberi, mi fa segno di dare il via alle danze quando voglio.
Dio, sto ancora tremando...maledetto Orochimaru, se il tuo gesto serviva a rassicurarmi, hai completamente sbagliato approccio. D’altronde, se le cose prendono una piega sbagliata, dovrai intervenire se non vuoi perdere uno dei tuoi sottoposti.
Faccio segno a Kidomaru di iniziare. Evoca un’enorme tarantola nera, che si lascia “delicatamente” cadere sul rifugio, abbattendolo all’istante. Nessuno si muove.
Kimimaro è già pronto, le ossa che gli escono dal braccio sono candide come la neve. Reprimendo il pensiero di quei poveretti che tra poco le macchieranno di rosso, mi abbasso e aspetto. I ninja dentro il rifugio compaiono a pochi metri dal ragno. Sono in cinque. Io e Kimimaro partiamo all’attacco insieme.
-Tecnica dell’ombra della serpe!- dalla manica della mia tunica compaiono tre serpi che si lanciano contro il ninja a me più vicino, che però prontamente mozza la testa a tutte e tre. Kimimaro lancia le falangi uscite dalle sue mani indiscriminatamente su tutti, infilzando con le ossa appuntite del braccio il ninja che cerca di colpirlo con un kunai.
Appena i miei piedi toccano terra, ho un sussulto. Le mie gambe tremano, il mio cuore perde due battiti.
Il ninja che ho davanti a me...è lo stesso che uccise mio fratello.
Rimane a guardarmi per un secondo, si chiede perché mi sono fermata. Con la strage che Kimimaro sta per fare però, non ha il tempo di mettersi a pensare a cosa fare con me. Salta indietro, come i suoi compagni, per sfuggire alla furia dell’ultimo dei Kaguya.
-Kimimaro, fermati.- la mia voce è calma. L’altro ci mette un attimo a capire che sono stata io a parlare. Anche gli altri, usciti allo scoperto, mi guardano curiosi. Sento dietro di me i passi di Orochimaru.
Prendo un altro kunai dalla sacca.
-Tu, che eri vicino a me...dimmi il tuo nome.- la mia voce trema. Non di paura, ma di rabbia. Rabbia che mi sta bruciando il collo attraverso il segno maledetto.
-Pff, e perché mai lo vorresti sapere?-  sghignazza, crede di avere la situazione in pugno, questo sciocco.
-Che ti costa dirmelo? Tanto morirai qui tra le più atroci sofferenze.- lo fulmino con i miei occhi azzurri.
-Ne sei tanto sicura mocciosa?- mi sfida.
-Io nella vita non sono mai stata sicura di niente, questa è la prima volta.-
-Mi dispiace per te allora, perché non finirà così. Vuoi sapere il nome di chi ti ucciderà? Mi chiamo Seishisai Yahinari.- La sua arroganza mia sta facendo incazzare davvero. Per un attimo mi chiedo perché gli altri non stanno effettivamente facendo nulla, ma poi realizzo che non me ne frega niente. Anzi, farò fuori la squadra al completo.
-Bene Seishisai, ho un’ultima domanda da farti. Sei tu che uccidesti un membro dell’Alba, tre anni fa? Un ragazzo sui sedici anni, biondo, gli occhi azzurri come i miei che maneggiava uno strano esplosivo?-
Sembra pensarci su. Non credo proprio che se lo sia dimenticato, non ti dimentichi facilmente dell’Alba quando ti viene a cercare. Sta forse cercando di capire chi sono?
-Tu....tu sei quella mocciosa che era con l’uomo dalla coda velenosa e il biondino...-
-Oh, ti sei ricordato di me, che onore...- sorrido nello stesso identico modo di Orochimaru il 78% del tempo.
-E allora? Qual è il tuo problema ragazzina? Non fai neanche più parte di quell’organizzazione da quattro soldi mi sembra di capire...-
-Il ragazzo che hai ucciso era mio fratello. Quant’è vero che il mio maestro è uno dei tre ninja leggendari, tu non vedrai il sole domattina!- sento la rabbia avvolgermi come se fosse una coperta, sento il potere del segno maledetto scorrermi nelle vene, mentre i segni si propagano su metà del mio corpo.
-Tecnica dell’ombra della serpe!- lancio i serpenti verso gli altri tre rimasti oltre a lui, mentre con l’altro braccio cerco di trafiggerlo con il kunai. I suoi compagni non fanno in tempo a schivare il mio jutsu, i serpenti li mordono tutti alla gola, non lasciando scampo con il loro veleno.
Seishisai evita il kunai saltando, lanciando contro di me tre shuriken. Le schivo scartando di lato e correndo verso di lui più veloce che posso.
A quanto pare, risvegliando il segno maledetto, la mia velocità è aumentata di quasi il doppio.
-Arte della terra!Argilla esplosiva!- non mi è venuto altro in mente. Solo la tecnica che mi insegnò mio fratello. Prendo dalla sacca alla mia cintura un pezzo d’argilla, lanciandolo contro il ninja. Il pezzo si attacca al suo braccio, iniziando ad ingrossarsi. Seishisai cerca di strapparlo via con l’altra mano, con il solo risultato di ritrovarsi con le mani bloccate.
-Sai che succede adesso?- gli chiedo con un sorriso angelico. Metto la mano in posizione per dare il comando. Ci mette un secondo per capire, ma è pur sempre un secondo troppo tardi.
-Katsu!-  l’argilla esplode producendo lo stesso rumore di un petardo. Ok, un petardo molto grosso e pericoloso. Ehi, è pur sempre l’argilla di mio fratello.
Al caro Seishisai sono saltate una mano e quattro dita dell’altra. Ops, ma che peccato...
Cade all’indietro urlando dal dolore.
-Ma dai, ti è partita solo una mano e già urli così? Ho appena inziato...- ridacchio.
Sento il mio corpo soggiogato dal potere, ora capisco il perché dell’esaltazione degli altri quando lo usano.
Senza una mano non può neanche usare i sigilli per i jutsu...credo che sia meglio finirla qui, non c’è neanche divertimento...
Prendo un kunai a terra e mi accovaccio di fronte a lui. Tenta di scappare all’indietro, ma lo inchiodo a terra con l’arma, infilzandogli una gamba. Urla ancora.
-Cosa pensi che abbia provato mio fratello quando lo hai ucciso?- chiedo con un fil di voce.
-Tuo fratello è morto in pochi secondi...-
-Già, ma non credo che siano stati secondi piacevoli. Se preferisci, riformulo la domanda: come pensi sia stata io in questi tre anni, dopo aver visto mio fratello morire?- sento un vuoto farsi strada nel mio cuore.
-Ehi mocciosa, ci sono sempre state vittime nel mondo degli shinobi, non farmene una colpa se era tuo fratello a darmi la caccia.- mi sfida con lo sguardo.
-Già, il punto è che a me di questo mondo non me ne frega un cazzo, un fratello morto è sempre un fratello morto. Se Pa...l’Akatsuki aveva mandato Deidara a cercarvi, non posso neanche farne una colpa di mio fratello o dell’organizzazione stessa, visto che non lo hanno mandato al macello, solo a farti saltare in aria. L’unico a cui posso dare la colpa sei tu.-
Orochimaru distoglie il mio sguardo dal ninja. Lentamente, dalla sua bocca spunta l’elsa della sua spada. Quando il manico è uscito del tutto, la estrae con una mano e me la lancia. Rischio di mancare la presa per la sorpresa.
-Orochimaru-sama.......perchè...Kusanagi...- balbetto. La leggendaria spada serpente è nelle mie mani. Ed è stato il Sannin a darmela.
-E’ solo per questa volta. Finisci in fretta, così andiamo a casa.- sogghigna. Gli altri si guardano sbigottiti. Orochimaru non avrebbe dato Kusanagi neanche al suo maestro se gliel’avesse chiesta.
Ho paura che mi scivoli dalle mani da un momento all’altro, non so se è perché piena da bava o perché mi da la sensazione di avere in mano un serpente, nonostante sia bella dritta e solida.
-Bene Seishisai, il tuo tempo è scaduto.-
-N-no...aspett...!-
Lo trafiggo al petto, rompendo sterno e costole come fossero fatte di burro. Sgrana gli occhi, non riuscendo più a emettere un suono che si possa definire parola. Sfilo la spada dal suo corpo, ma solo per trafiggerlo nuovamente all’addome. Non ho intenzione di fermarmi finchè non me lo dirà Orochimaru.
Lo colpisco ripetutamente con la lama serpentesca, rimane solo un vaga forma del corpo, ricoperto di sangue e budella. Il sangue mi ha sporcato la veste e il viso, ma non ho nessuna voglia di fermarmi.
Sento una mano poggiarsi sulla mia spalla. Mi giro, il mio maestro mi blocca le braccia per farmi fermare.
-Aki...ora basta.- Ha una faccia seria, non c’è nessuna traccia del suo solito sorrisetto. Lo fisso per lunghi secondi negli occhi, che pian piano si stanno riempiendo di lacrime.
Gli porgo Kusanagi, prima che una lacrima mi scivoli lungo il viso, mescolandosi con il sangue. La sua presa sulla mia spalla si stringe appena. Il segno maledetto si ritira, tornando normale.
-Su, andiamo, qui abbiamo finito.-
Ci incamminiamo tutti lentamente verso la direzione da cui siamo arrivati.
Oggi ho ucciso i miei primi cinque uomini. Ho come l’impressione che non saranno gli ultimi.


Bene, questa è la mia ultima pubblicazione prima di partire per le vacanze. Non faccio in tempo a finire il 5, ma spero di farvi leggere almeno fino all'8, visto che il tempo per scrivere quello che ho in mente non mi mancherà. Un'anticipazione: i ninja del Villaggio del Suono partiranno alla volta del Villaggio della Foglia per raderlo al suolo, mentre Orochimaru affronta il suo vecchio maestro, il Terzo Hokage. Aki ce la farà ad usare il segno maledetto? E che piani ha per lei Orochimaru? Dov'è finita l'Organizzazione Alba? Scopritelo al mio ritorno! (o se proprio avete voglia, andate a leggervi il manga che trovate le risposte xD)

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Capitolo 5 "Nella tana del Serpente"


-Sbrigati Aki! Stanno aspettando solo te! Sakon ha già minacciato di staccarti la testa se non ti muovi!- mi urla Kabuto dall’altra parte della porta. Giuro che se lo dice un’altra volta lo ammazzo, fanculo le regole.
-Arrivo! Tu intanto vai!- sbuffo. Non ho ancora capito perché Kabuto è venuto a vedere a che punto ero.
Nonostante la mia disperazione post vendetta a fine missione, Orochimaru ha deciso di organizzare una cena di gruppo per...festeggiare? Credo sia per placare i rancori che ci sono tra di noi. Oppure aveva semplicemente voglia di riposarsi un po’. Non ha dato spiegazioni, quindi non ne ho idea...
Durante il viaggio di ritorno non ho potuto non notare la soddisfazione nei suoi occhi per aver finalmente visto il mio segno maledetto agire.
Mi guardo un’ultima volta allo specchio, una delle poche concessioni che io e Tayuya abbiamo avuto.
Ho indossato un kimono bianco con una cintura nera. E’ la prima volta che mi metto un abito del genere, non mi sento per niente sicura di me su questi sandali. Ma Orochimaru ha insistito tanto...
Bah...mi sento davveeeeeeeero poco convinta di tutto ciò, è inutile stare a ripensarci fino a trovare una soluzione ad un problema che non esiste.
Esco dalla mia stanza, Kabuto che mi squadra da capo a piedi con il suo solito sguardo inquisitore.
Mi sento a disagio, potrebbe farmi qualsiasi cosa ora che siamo da soli.
-Sto tanto male?- ridacchio, sperando lo faccia anche lui.
-Sbrighiamoci.- si sistema gli occhiali e si avvia lungo il corridoio.
-Ehi Kabuto...scusa per l’altro giorno...- la mia convinzione  iniziale sparisce man mano che pronuncio la frase. Lui si ferma e si gira.
-Non me ne faccio niente delle tue scuse.-
-Senti, io non piaccio a te e tu non piaci a me, ma non ho voglia di litigare su tutto, perché ciò potrebbe rallentare o compromettere la riuscita dei piani di Orochimaru-sama, e credo che una convivenza pacifica sia migliore anche per il suo umore.-
-Smettila di parlare come se il mondo girasse intorno ad Orochimaru.-
-E perché, il tuo intorno a cosa gira? Siamo dalla stessa parte Kabuto, perché mi trattate come se fossi l’unico mezzo per sfogare le vostre frustrazioni? Non sono diversa da voi. Una tregua ti fa schifo come idea?-
Non dice niente.
-Se un giorno avrai l’occasione di farmi del male e ciò non importerà ad Orochimaru-sama...fallo. Ma finchè siamo entrambi sotto la sua ala protettrice, comportiamoci da shinobi degni di essere definiti tali e mettiamo da parte i rancori personali.- mi è uscito tutti d’un fiato. Adesso che ho risvegliato il segno maledetto non hanno nessun motivo per considerarmi debole.
Ho paura della sua risposta, temo di aver peggiorato la situazione. Non mi risponde subito, rimaniamo in silenzio per almeno un minuto, mentre la voce lontana e ovattata di Sakon rimbomba per il lungo corridoio.
-Va bene, al momento mi sembra una situazione che può giovare a tutti. Andiamo adesso, il quartetto non vede l’ora di sbranarti. Con loro dovrai essere più convincente, e non sperare di ottenere risultati immediati. Sempre se ne otterrai...Ormai conosci bene sia Sakon che Tayuya.-
-Arriveremo ad un compromesso...-
Ci incamminiamo lungo il corridoio in penombra, finchè non arriviamo alla sala. Kabuto apre la porta ed entra per primo, io lo seguo subito dopo.
La stanza è grande almeno il quadruplo di una normale camera, forse di più. Orochimaru è seduto capotavola, dritto davanti alla porta da cui sono entrata con il suo braccio destro, mentre Sakon ci da le spalle, sempre capotavola. Alla destra del Serpente, oltre il posto vuoto, ci sono Kidomaru e Jirobo, mentre alla sua sinistra Kimimaro, un altro posto vuoto e Tayuya.
-Alla buon’ora mocciosa!- esclama Sakon appena mi vede. Ho voglia di spaccargli il muso, sia a lui che a Ukon, che mi sembra comunque abbastanza addormentato.
-Se ti ha dato fastidio aspettarmi, la prossima volta sarai tu a metterti un kimono da donna, eh?- stai calma Aki, stai calma. Mi risponde ringhiando, mentre Tayuya mi squadra da capo a piedi.
-Possiamo iniziare a mangiare ora che è arrivata?-  sbuffa Jirobo con la sua solita voglia di fare niente, se non trangugiare cibo. Possibile che non  riesca a trattenersi dal mangiare per qualche ora? Io e Kabuto ci sediamo ai nostri posti, lui tra Orochimaru e Kidomaru, io tra Tayuya e Kimimaro. La rossa continua a guardarmi, avvolta nel suo kimono Bordeaux, con la sua solita aria strafottente e la puzza sotto il naso.
-Ti sta bene il kimono Tayuya.- la guardo allo stesso modo iniziando a mangiare, seguita da Kimimaro e da Orochimaru, che mi sta osservando con il suo solito sorrisetto. Minchia, stasera ho proprio voglia di rischiare...Lei sbuffa.
-Anche a te non sta così male il tuo...- commenta ghignando.
Per poco non mi va di traverso il boccone. La guardo con gli occhi sgranati, stessa reazione del ragazzo a due teste accanto a lei. Non capisco questi loro atteggiamenti moderati...Sakon che non mi risponde, Tayuya che mi fa un complimento, seppur con un filo di sarcasmo nella voce...o la mia sicurezza li ha messi a disagio, o Orochimaru ha fatto quattro chiacchiere con tutti loro prima del mio arrivo. Pian piano l’iniziale tensione si dissolve, inizio a sentirmi pi tranquilla e iniziamo a parlare animatamente, mentre il Sannin dei serpenti ci osserva in silenzio. Perso ad un argomento che possa interessare anche lui, ma poi realizzo che sta rimanendo fuori dai nostri discorsi di proposito. In ogni caso, sembra di buon umore...
Jirobo e Kidomaru borbottano cose note solo a loro, Sakon e Tayuya continuano con i loro soliti battibecchi coinvolgendo noialtri di tanto in tanto ed io e Kimimaro, parlando inizialmente del più e del meno, finiamo per prendere in giro gli altri bisbigliando per non farci sentire.
Poco dopo ci attacchiamo al sakè e la cena inizia a farsi più animata. L’unico che non tocca l’alcool è Kabuto. Forse, da quando ho lasciato il villaggio della Roccia, è la prima volta che inizio a sentirmi a casa. Kimimaro è diventato più loquace, Sakon sta sparando una cazzata dietro l’altra, Tayuya fa meno la dura e gli altri due sono completamente fuori di zucca. Orochimaru ha assunto un colorito leggermente più roseo, mi chiedo quanto dovrebbe bere per arrivare ad avere una carnagione con tonalità più umane. Anche io non mi sento tanto lucida, ma non essendo la più ubriaca della stanza, non me ne faccio un problema, che in ogni caso non mi sarei posta anche se fossi stata ubriaca marcia. Nei miei quindici anni, non ho avuto occasione di scoprire se reggo l’alcool o meno, ma sono al quarto bicchiere e ancora mi ricordo i nomi di tutti, quindi...
Kimimaro mi mette un braccio intorno al collo ridendo come un coglione e Tayuya biascica qualcosa a proposito di un matrimonio. Non riuscendo a seguire bene il filo del discorso, mi butto sul quinto bicchiere. Orochimaru ha uno sguardo serio, si alza con calma mentre Sakon spara l’ennesima battuta senza capo ne coda e mi si avvicina.
-Dopo vieni da me.- mi bisbiglia all’orecchio dalla parte di Tayuya, senza rischiare così che un Kimimaro troppo vicino senta.
Ci metto un attimo a realizzare cosa mi ha detto, ma metto la cosa da parte e lo guardo di striscio mentre esce dalla stanza, salutando tutti senza girarsi.
-Maestro, se ne va già?- chiede Kabuto, alzandosi anche lui. Non mi è sfuggito il suo sguardo assassino mentre Orochimaru mi sussurrava all’orecchio.
-Si, sono un po’ stanco. Voi continuate pure a divertirvi.- sorride, poi si richiude dietro la porta. Per un attimo mi sento un po’ più lucida. Perché dovrei andare da Orochimaru dopo? Non so neanche se mi reggerò in piedi, mi gira la testa... cazzo, qualcuno mi versi un bicchiere!
Andiamo avanti a bere e divertirci per un’altra oretta, poi Kimimaro inizia a dare davvero di matto e Kabuto decide che è meglio portarlo a letto, e incrociamo tutti le dita che l’alcool non peggiori la sua precaria salute.  Beh, almeno si è fatto una bella bevuta.
Tayuya ha un’aria vagamente assonnata e ridacchia per ogni cosa che diciamo io e Sakon, che nonostante tutto sembra il più sobrio. Forse il fatto di avere due persone in un corpo gli fa reggere di più? O forse sono io che devo smettere di bere, sennò non riuscirò neanche a capire dove sta la porta.
-Ragazzi, io vado a dormire, o qui affogo nel sakè. Divertitevi!- esclamo con un tono poco sobrio e mi alzo, cercando di non barcollare. Gli altri mi salutano e tornano ai loro discorsi senza senso, mentre io esco e cerco di ricordarmi almeno la strada per camera mia. Mi tornano in mente le parole di Orochimaru, così vado dalla parte opposta del corridoio e mi metto a cercare la sua stanza, che a dire il vero non sono neanche sicura di sapere dove sia. Dopo cinque minuti buoni che giro per i corridoi di questo labirinto, finalmente la trovo. Ma guarda te, se passavo davanti a camera mia ci mettevo un quinto del tempo!  Sulla porta di legno vi è raffigurato un grosso serpente nero con le fauci spalancate, l’unica differenza che distingue quella porta da tutte le altre.
Busso, ma non ricevendo risposta, decido di provare ad aprire. Si apre senza un cigolio, così entro e me la richiudo dietro. È tutto buio, riesco vagamente a vedere la forma del letto grazie alla poca luce che passa da sotto la porta e dalla serratura.
-Orochimaru-sama?- sussurro. Ok, pessima idea entrare, magari sta dormendo e lo sto per svegliare. Non ricevo nessuna risposta, faccio qualche passo avanti, se non mi risponde alla prossima me ne vado.
Sto per parlare di nuovo, quando mi accorgo di averlo dietro di me grazie all’ombra proiettata che ha nascosto la mia.
Si avvicina, sento il suo respiro flebile sul mio collo, le sue mani che corrono ai miei fianchi.
Un brivido mi corre lungo la schiena. Le parole mi sono morte in gola, non ho il coraggio di dire niente. Il cuore mi batte forte, mi rimbomba nelle orecchie, è assordante.
Sono pietrificata, quasi mi sfugge un gemito di sorpresa quando sento i suoi denti aguzzi sfiorarmi il collo.
Mi giro e lo guardo negli occhi, che brillano di luce propria. Due gemme luminose in quel buio quasi totale.
Il suo sguardo è lo stesso di un serpente davanti ad un topolino indifeso, finito in trappola, a cui non rimane altro da fare se non lasciarsi mangiare. E a quanto pare, il topolino sono io.
Avvicina le sue labbra alle mie, la sua lingua che cerca la mia. Ogni traccia del mio terrore è sparita, voglio soltanto rimanere qui, tra le sue braccia. Mi fa lentamente indietreggiare fino al letto, quasi sollevandomi da terra per evitare che inciampi. Mi siedo, poi mi tiro indietro, interrompendo per un attimo quel contatto. Sale anche lui, continuando a baciarmi ed io ricambio con più foga di prima. Armeggia con la cintura del mio kimono finchè non riesce a slacciarla, togliendomi anche la sottoveste e la fasciatura al seno, slaccia anche il suo e riprende a baciarmi, poi passa al collo e al resto del mio corpo, mentre io sono completamente soggiogata dall’eccitazione e dalla voglia di essere sua per sempre. Sono debole tra le sue braccia, può farmi quello che vuole, non opporrò nessun tipo di resistenza.
Mi morde il labbro inferiore, sento le sue unghie entrarmi nei fianchi senza troppa gentilezza.
D’istinto lo prendo per i polsi, interrompendo il bacio. Mi fissa con un aria famelica, serpentesca, poi mi morde il collo, proprio dove ho il segno maledetto, senza togliere le unghie dalla mia carne.
Mugolo appena per fargli capire che mi sta facendo male, ma non sembra preoccuparsi più di tanto e anzi, continua a mordermi il collo sempre più forte. Passo una mano tra i suoi capelli lunghi, lui si ferma e mi guarda. Lascia la presa sui miei fianchi, ma solo per riaffondare le unghie nelle mie cosce, appena sopra le ginocchia. Stringo i denti, cercando poi le sue labbra. Quelle pallide e violente labbra.
Mi si avvicina con il viso e mi fissa con i suoi occhi gialli, ghignando, tornando ancora una volta al mio collo, sotto l’attaccatura della mandibola, facendomi il solletico con la lingua appuntita.
-Sei pronta?- mi sussurra, la sua voce sembra il sibilo di un serpente. Non mi da neanche il tempo di rispondere e mi entra dentro, neanche con tanta gentilezza, facendomi urlare all’improvviso.
Mi chiude la bocca con un bacio, mentre  poco a poco inizia a spingere, soffocando i miei gemiti con la sua bocca. Mi sono irrigidita di colpo appena ho sentito dolore, ma piano piano mi sto abituando alla sua presenza dentro di me.
Le spinte si fanno sempre più forti, più veloci, le nostre bocche si dividono e mi ritrovo a stringere il lenzuolo tra le dita così forte da far sbiancare le nocche, gemendo ad ogni spinta. Ho gli occhi chiusi, ma sento i suoi lunghi capelli solleticarmi il viso.  Le sue unghie mi stanno ancora stringendo le cosce con forza, le sento dentro la carne. Ormai siamo entrambi al limite, il piacere assoluto mi pervade un attimo prima del Serpente, mentre nella camera riecheggiano i nostri gemiti soddisfatti. Esce dal mio corpo e ansima per riprendere fiato, mentre io lo fisso, stringendo ancora il lenzuolo tra le dita. Mi guarda con un sorriso compiaciuto, poi mi si avvicina e mi bacia ancora, stendendosi accanto a me, mentre chiudo gli occhi di nuovo, stavolta cadendo nel sonno. Cazzo, dal corridoio avranno sentito tutto...


L'ultima frase è fondamentale xD Ciemmequ, odio questo capitolo. L'ho odiato da quando l'ho pensato, già allora sapevo che sarebbe uscita 'na cagata assurda. E' successo, quindi di buono ho scoperto che sono indovina xD
Orcolino tratta bene Aki u.u
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Capitolo 6 "La nuova Aki"

Sento bussare alla porta, deve essere Kabuto.
-Entra.- Il ragazzo entra, richiudendosi la porta dietro di se con il braccio sinistro, mentre nel destro regge un blocco di cartelle piene di fogli. Sono appoggiato al mobile accanto a letto, a braccia incrociate. Mi stavo rivestendo, mi mancano la maglietta nera e il resto della veste color sabbia.
-Orochimaru-sama, ho portato i rapporti di tutte le missioni che mi aveva chiesto.- il suo sguardo cade su Aki, ancora addormentata sotto le coperte. Ho acceso solo una delle candele per non svegliarla.
Gli faccio segno di poggiare tutti i fogli sul tavolo acanto a lui.
-Kimimaro sta bene?- dopo ieri sera, non mi stupirei se la sua salute sia peggiorata anche di poco.
-Dorme ancora. Appena si sveglia vedrò di controllare.-
-Quanto gli rimane?-
-Non saprei, è ancora difficile dirlo. Dalle analisi la malattia ha rallentato il suo corso, quindi dovrebbe avere un paio di mesi in più, ma...ancora non glielo posso dire con certezza.-
-Va bene così. Puoi andare.-
China appena la testa, poi si gira e si avvia verso la porta, non senza lanciare uno dei suoi sguardi assassini verso Aki.
-Che problema c’è Kabuto?-
-Nessuno signore. Mi chiedo solo cosa se ne fa di una ragazzina così...-
-Fidati, mi sarà presto utile. Ci ha già fornito informazioni utili sull’Akatsuki, per quanto datate siano adesso.-
-Maestro, posso farle una domanda?-
-Mh?-
-Non è stato un caso che quel ninja fosse l’assassino di suo fratello, vero?-
-No, non lo era.-
-E posso sapere perché ha coinvolto sia me che i cinque?-
-Se fossimo andati solo io e lei, sarebbe stata ancora più in ansia. Portare il quartetto era un modo per non farle pesare la riuscita della missione, e tu mi servivi per tenere a bada un po’ Sakon e Tayuya, sai che quando ci sei tu si controllano di più. L’unico su cui ero indeciso era Kimimaro, ma a quanto pare ho fatto bene a portarlo, altrimenti avresti già mandato Aki in coma.- gli rivolgo un’occhiata fulminante.
-Mi dispiace Signore, è stata una mossa avventata, non si ripeterà mai più.-
-Voglio crederti Kabuto. Sei il mio più fido servo, non vorrei doverti punire. L’altro giorno ci sono passato sopra perché avrebbe potuto rovinare la riuscita della missione. D’altronde, alla fine ho ottenuto i risultati che speravo. Ah, prima di andare da Kimimaro, avverti il quartetto. Voglio che entro stasera lei sia in grado di usare il secondo livello del segno maledetto.-
-Sarà fatto.- esce e si richiude la porta dietro.
Prendo una delle cartelle e mi siedo sul letto. Ci metto una mezz’ora per leggere il documento in codice, quindici minuti di troppo per soli 7 fogli, a parer mio. Credo di essere un po’ arrugginito, devo tornare a decifrare più spesso i codici. Decido di leggere il resto dopo aver messo qualcosa sotto i denti. Sarò anche immortale, ma la fame colpisce pure me. Finisco di vestirmi ed esco, lasciando la piccola ninja in camera mia.

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Mi sveglio per colpa di quel fottuto mal di testa post-sbronza, mettendo la testa sotto il cuscino sperando che mi passi in fretta. Mi rendo conto dopo diversi minuti di non essere in camera mia. Mi alzo a sedere di colpo, coprendomi gli occhi dalla luce della candela. Ci metto un po’ per ricordarmi quello che è successo ieri sera, e ad ogni frazione di secondo in più, la mia ansia cresce a dismisura. Con che faccia potrò guardare ancora il mio Sensei?! Sospiro rumorosamente, stropicciandomi l’occhio destro con la mano, nel tentativo di mandare via il poco sonno rimasto..
Sono nella stanza di Orochimaru, ma di lui neanche l’ombra. Nonostante mi sarebbe piaciuto fosse ancora qui, da un lato sono sollevata dalla sua assenza, altrimenti non avrei saputo che dire o fare. Mi alzo e mi rivesto, poi faccio un giro veloce della stanza, tanto per avere un’idea di cosa fa Orochimaru quando non si occupa dei suoi esperimenti o delle missioni. Trovo l’anello dell’Alba che presi a mio fratello vicino alla candela, tutt’altro posto da dove ricordavo fosse finito ieri sera.
Solo dopo averlo preso ed essermelo rimesso al collo noto un anello simile sul tavolo accanto a me. L’unica differenza è il colore che circonda il kanji e il kanji stesso. In teoria, questo sarebbe l’anello che mi avrebbero dovuto affidare, se Orochimaru non se lo fosse portato via quando abbandonò  l’Organizzazione.
In quel poco tempi che ci sono stata non ho visto nessuna estrazione di biju da nessun Jinchuuriki, ma Deidara mi spiegò che in ogni caso visto che “quel codardo di Orochimaru era strisciato via dopo che Itachi gli ha mostrato il potere del suo Sharingan” e si era portato via l’anello, io non avrei comunque potuto partecipare all’estrazione.
Non so se mio fratello ha ben capito come sono andate le cose tra l’Uchiha e il serpente, anche perché Sasori non ci disse molto, ma quando Itachi sentì il commento su Orochimaru disse a mio fratello che il Sannin dei serpenti non era un codardo, ma semplicemente contro il suo Sharingan nessuno poteva fare niente. Ovviamente, non perse occasione di ricordare a mio fratello la velocità con cui era stato battuto quando lo reclutarono. Mi ricordo che Deidara quasi non parlò più con Itachi dopo quella volta, ma una delle poche volte che lo fece, disse una cosa tipo “Facile nascere tra gli Uchiha, vero?Fai tanto il potente con quegli occhi maledetti, ma senza cosa saresti?” ed è stata l’unica volta in cui ho davvero pensato che Itachi lo avrebbe ucciso.
Una cosa che ho sempre odiato di mio fratello è quel suo fastidioso viziaccio di non saper tenere la bocca chiusa neanche una volta.
Sospiro di nuovo. Mettermi a pensare a Deidara adesso non mi sembra proprio il caso. Faccio un attimo il punto della situazione, poi decido che andare a mangiare qualcosa non sarebbe una cattiva idea, così decido di non assumere atteggiamenti particolarmente diversi dal solito, non si sa mai che quella cretina di Tayuya mi chieda il perché ti tanta felicità.
Faccio un salto in camera mia giusto per darmi una sistemata, lavarmi e mettermi l’uniforme, poi mi avvio verso la mensa.
Appena giro l’angolo, mi ritrovo davanti Sakon.
-Ehi, cercavo proprio te! Gli altri ci aspettano nella sala di addestramento!-
-Eh? Come mai? Io che c’entro?-
-Ordini di Orochimaru-sama. Non vuoi il secondo livello del segno maledetto?- mi prende per un braccio e mi trascina con poca gentilezza verso la sala d’addestramento, dove il resto del quartetto, Kimimaro, Orochimaru e Kabuto ci stanno aspettando. Appena entriamo, tutti si girano a guardarmi. Li guardo uno per uno negli occhi, Orochimaru per ultimo.
-Smettetela di fissarmi, idioti.-
-Vedi di non mancare di rispetto ad Orochimaru-sama!- subito mi risponde Kabuto.
-Oh, ma io parlavo con te, non con il mio Sensei, quattrocchi!- libero il mio braccio dalla presa di Sakon.
Lo vedo che sta per lanciarsi contro di me, ma si trattiene.
-Ehi rompipalle, siamo tutti qui per te, non farmi perdere la pazienza!- Tayuya è gentile come sempre.
Vorrei tanto ribattere che non ho niente nello stomaco e sto morendo dalla fame, ma così Orochimaru mi spedirebbe dritta all’altro mondo, così mi limito a sbuffare e ad incrociare le braccia.
-Come siamo ribelli oggi...- commenta il Sannin dei serpenti. Guardandomi con il suo solito ghigno. Non rispondo, non sono dell’umore per non mancargli di rispetto.
-Ok, che diavolo devo fare per passare al prossimo livello?- chiedo.
Sakon tira fuori da una tasca un barattolo di vetro dalle piccole dimensioni, pieno di pillole rosse.
-Queste sono Seishingan, forzeranno l’incremento del sigillo al livello 2.-
-So che cosa sono. Voglio sapere cosa farete dopo, non voglio drogarmi con quella roba per poi morire.-
-Se non ti droghi come hai detto, di ciao al livello 2!- sbraita Sakon. So che tutti loro hanno dovuto seguire lo stesso procedimento per arrivare dove sono ora, ma nonostante tutto non mi fido. Per quanto siano affidabili tutti loro, prendere droghe allucinogene o psico-stimolanti non era nelle mie intenzioni per arrivare fin qui.
Incrocio lo sguardo del mio maestro. Non sta sorridendo.
-E va bene, dammi quella roba!- esclamo alla fine. Sakon mi passa le pillole, ne tiro fuori una dal barattolo e glielo restituisco.
-Stai tranquilla, con la nostra barriera ridurremo l’effetto della pillola ad un coma temporaneo, ci vorranno pochi minuti, poi puoi andartene a fare colazione.- ridacchia Jirobo.
-Non mi farà male prenderla a stomaco vuoto?- chiedo.
-Aki ,prendi quella pillola.- interviene Orochimaru.                              
Sbuffo, poi inghiottisco la droga. D’istinto mi porto le mani alla gola, cadendo in ginocchio. Sento Sakon urlare qualcosa tipo “muovetevi idioti!”, mentre qualcuno mi prende di peso e mi mette dentro una specie di barile che hanno appena evocato. Mi chiudono dentro e applicano delle targhette sopra,poi li sento urlare “Shikokumujin!” cioè “Quattro sigilli della nebbia oscura!” o roba del genere, prima che mi si chiudano gli occhi. Sento il potere del segno maledetto espandersi in ogni angolo remoto del mio corpo.
Da fuori, sento le voci ovattate degli altri.
-E anche questa è fatta...- commenta Kidomaru.
-Ma perché proprio di mattina, Orochimaru-sama?-
-E’ meglio così, almeno avrà tutta la giornata per riprendersi dal coma.-
-Pff, io l’avrei lasciata morire.-
-Tayuya, piantala di essere così acida di prima mattina, dai sui nervi più del solito.-
I minuti passano, ritorno in me a poco a poco. Sento che ho qualcosa di diverso, qualcosa di potente. Mi piace.
Sfondo il barile con un pugno. Si girano tutti verso di me, qualcuno fa un passo indietro.
-Chi è che avresti lasciato morire, Tayuya?- chiedo, ghignando. Orochimaru mi guarda con soddisfazione. Mi sono comparse delle punte sulla gamba sinistra e sul braccio destro, e i miei capelli hanno aumentato la loro massa. Dal collo in giù sono di uno strano color verde acqua. I miei occhi sono diventati da azzurri a gialli.
-Parlavo proprio di te, mocciosa!- mi risponde.
-Stupida, non mi provocare.-
-Ah si? E sennò cosa mi fai? Ti nascondi dietro a Orochimaru-sama come al solit...- una ciocca consistente dei miei capelli si separa dalle altre e si allunga nella direzione di Tayuya, diventando rigida come l’acciaio. Lei scarta di lato per evitarla, mentre questa va a conficcarsi nel pavimento, scheggiandolo. Tutti si allontanarono dal punto colpito, mentre la ciocca colorata si ricongiunge con il resto dei miei capelli.
-Brutta stronza...che diavolo ti salta in mente?!- mi urla la rossa, spaventata dal fatto di essere quasi stata colpita dalla sottoscritta. Se non si fosse spostata, probabilmente l’avrei infilzata.
-Si è mossa da sola, io non ho fatto niente.-
-Ma guarda...che potere singolare...- commenta Orochimaru, sorridendo.
-Sembra che i suoi capelli reagiscano ai suoi pensieri e alle sue emozioni...- osserva Kabuto.
-L’importante è che uccida.- non posso crede a quello che mi è appena uscito di bocca.
-Ottima osservazione. Potete andare. Aki, torna normale. Per oggi basta così.-
-Col cavolo che me ne vado! Questa qui mi ha quasi ammazzata!- sbraita Tayuya.
-Se vuoi finisco il lavoro, troia!- le urlo dietro.
-Ci devi solo provare, demente!- mi salta addosso con una velocità incredibile, atterrandomi. Mi blocca a terra e mi tira un pugno, e poi un altro, ed un altro ancora.
-Mi fai male!- mi alzo di scatto, buttandola all’indietro, tirandole i capelli e dandole un pugno.
-Ehi, piantatela!- Kidomaru e Sakon intervengono per dividerci, bloccandoci le braccia.
-Che spettacolo vergognoso...- Kabuto si sistema gli occhiali, avviandosi verso la porta.
-E tu che vuoi? Non mi fai più paura quattrocchi, non farmi arrabbiare!-
Orochimaru mi si para davanti, mentre ancora Sakon mi tiene ferma. –Aki, chiudi quella bocca e torna normale.-
Ci fissiamo negli occhi finchè il sigillo maledetto non si ritira del tutto, solo allora il ragazzo dai capelli viola mi lascia andare e Orochimaru si avvia verso l’uscita.
-Non finisce qui, stronza.- mi sussurra Tayuya passandomi vicino. Faccio finta di non aver sentito, e rimango nella grande stanza fino a quando non se ne sono andati tutti.
La vecchia Aki non c’è più, adesso non mi sottometterete a nessuno dei vostri stupidi capricci.


Ohohoh ma come siamo minacciose...Orcolino che anzichè fare le parole crociate decifra i codici non so da dove mi è uscita, ma vabbè. Boh, altro capitolo del cazzo,lol.
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Capitolo 7 "Piani"

-Deidara...- Sasori compare accanto a me, poggiando una mano sulla mia spalla sinistra.
-Danna...dobbiamo andare?- chiedo con un fil di voce.
-Non ancora.- si siede accanto a me, rimane in silenzio ad osservare il rivolo d’acqua che la pioggia ha creato da una parte della strada.
-Pensi che riusciremo a prenderlo stavolta? È da settimane che questo Jinchuuriki ci sta scappando...-
-come mai tutti questi dubbi? Non sono da te...- sento il suo sguardo su di me, i suoi occhi impassibili come sempre.
-Non lo so Danna...- mi copro la faccia con le mani. Ho paura di fallire, di lasciarmi sfuggire la forza portante del gatto a due code ancora una volta. Ogni volta ci arriviamo estremamente vicini, finchè quel dannato ci sfugge dalle mani peggio di una saponetta.
-Deidara, sei strano negli ultimi tempi. Sei sicuro di sentirti bene?-
-Sasori....faccio fatica a dirlo anche a te, sai che sono orgoglioso. Ho...paura.-
Mi giro a guardarlo.
-Paura? Tu?-
-Non so cosa mi prende, ma mi sento un vuoto dentro...ho perso la mia sicurezza. Ho il terrore di non riuscire a portare a termine la missione.- lo guardo con gli occhi di chi sta disperatamente cercando qualcuno che gli dia una risposta che metta il cuore in pace. Ti prego Sasori, dimmi qualcosa, qualsiasi cosa.
-È per tua sorella? Non fraintendermi, non voglio girare il coltello nella piaga.-
-Per Aki dici...? Non sai quanto ci ho pensato. Era l’unica persona di cui mi importava. Ho sempre contemplato l’idea di poterla perdere, ma ancora adesso, dopo tre anni, non mi capacito della sua scomparsa. Se solo avessimo ritrovato il corpo, Pain avrebbe potuto riportare in vita anche lei. Sono stato uno stupido, avrei dovuto lasciarla al villaggio, non portarla con me.-
Non dice niente. Odio apparire così debole davanti a lui.
-Deidara, io non ho mai detto niente su Aki, proprio perché il vostro legame era uno dei più forti che ho mai visto. Lei ti seguiva come un cagnolino, sapeva sempre cosa dirti. Non ho mai voluto dire niente a proposito, perché so quanto sia duro perdere una persona così cara. Non ti chiedo di dimenticarla, ne ti chiedo di tradire il suo ricordo. Neanche io l’ho fatto con i miei genitori, come so che non lo avete fatto tu e tua sorella. Solo, non puoi lasciare che il suo ricordo ti indebolisca così. Non dopo tre anni. Tua sorella era distrutta  quando sei morto, gli ha dato di volta il cervello e ha quasi fatto saltare in aria Itachi, pensando che tornando indietro con noi l’avremmo uccisa perché non ci serviva. Adesso, ovunque sia finita la sua anima, ti sta guardando. Sai che tua sorella non ti vorrebbe vedere così.-
-Stai...cercando di consolarmi?- le lacrime mi sono arrivate agli occhi.
-Non mi sembra sia servito.-
-Grazie comunque Danna...- gli faccio un mezzo sorriso, mentre le lacrime mi rigano il viso.
Si alza, riprende il suo cappello.
Non mi sento affatto meglio, anzi, adesso che abbiamo tirato in ballo mia sorella credo che non mi calmerò fino a stasera. Ma ho apprezzato il suo tentativo, è la prima cosa carina che fa da quando sono nell’Alba.
-Il Jinchuuriki non riuscirà a scappare se partiamo entro un’ora. Avvertimi quando sei pronto.-
Mi alzo, richiudo la veste  e mi metto il cappello. Non mi lego neanche i capelli. Ad Aki piacevano sciolti. Si divertiva sempre a farmi le treccine quando dormivo e si nascondeva, sapendo che mi sarei arrabbiato.
-E’ inutile rimanere qui, andiamo Danna.-
-D’accordo, vado a prendere Hiruko e andiamo.-
Annuisco. Aspetto impaziente che Sasori torni nella sua enorme marionetta.
-Ehi Danna, appena riesci a metterti in contatto con Pain o Konan...o chiunque altro, non fa differenza, di loro che dopo aver riportato il Nibi al covo torno a cercare il mio anello.-
-Prima dobbiamo estrarlo dalla forza portante. Poi  puoi andare dove ti pare. Sempre che non ci affidino un altro Demone da trovare...-
-Danna, L’ultima volta siete usciti tutti stremati dall’estrazione. Devo ritrovare quell’anello, voglio fare qualcosa anche io.-
Sasori sospira con la voce roca di Hiruko, poi si avvia lungo il sentiero montano. –Fai come ti pare, ma io non vengo. Abbiamo cercato quell’anello in 4 per tutta la foresta senza risultati. C’è il 70% di possibilità che lo avesse Aki.-
-Lo so, lo so. Allora farò le mie ricerche.-
-Sembra che l tuo umore sia migliorato, almeno hai smesso di stare in silenzio...- commenta il rosso.
-Lascia stare, o ti faccio saltare in aria...- grugnisco. Tanto lo so che odi quando mi metto a parlare della mia Arte, che credi, marionetta dei miei stivali!
-Non ci sperare troppo, biondino.-
-Lo faccio davvero se mi chiami ancora così.- sbraito.
Non mi risponde, avanzando lentamente come al solito.
Sospiro, spostandomi alcune ciocche di capelli dietro l’orecchio destro. Sempre il solito vecchio e scorbutico Sasori...

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-Che...che diavolo hai fatto hai tuoi capelli?...Aki...?- Sakon mi guarda come se avessi in testa chissà cosa.
-Cretino! Li ha solo tinti, non vedi! E’ tiiiinta! T-i-n-t-a! Ci arrivi!- gli strilla Tayuya accanto a lui.
-Ma è un cambiamento drastico....cioè...da biondi a prugna...- balbetta sempre il ragazzo a due teste.
-...disse quello con i capelli lilla...- commenta Tayuya.
-Com’è che oggi siete di buon umore?- li guardo di traverso, non mi sono dimenticata di quello che mi ha detto Tayuya ieri mattina.
-E a te che importa? Tanto non ti interessa...- mi risponde l’altra.
-Ma perché hai tinto i capelli?- insiste Sakon.
-Beh...l’Aki di prima non c’è più. Ho perso la mia casa per seguire mio fratello, poi ho perso anche lui ed infine mi sono liberata della mia debolezza...sono una persona nuova. Voglio che i ninja di Iwagakure, se mai li rivedrò, capiscano che non sono più la bambina che ero prima.-
Tayuya e Sakon si guardano per un momento, poi la prima mi da un pugno affettuoso sulla testa.
-Che ragionamento profondo...non ti sembra di correre troppo?-
-Devo recuperare questi tre anni passati a deludere il Maestro.-
La ragazza sorride, ma appena si accorge che l’ho vista mi fulmina.
-non pensare di addolcirmi! Io sono incazzata con te!- mi urla.
-E chi cerca di addolcirti..piuttosto, stai attenta alle spalle...potrei colpirti in ogni momento...- ghigno.
-Ah si? Provaci testona!- mi sfida.
-Ma così non c’è l’effetto sorpresa...- adesso rido.
Sakon mi osserva curioso, poi si accorge di alcune ciocche bionde che ho lasciato sotto tutti gli altri capelli.
-E quelle?-
- Sakon, mi sono tinta i capelli come mi andava! Dove sta il problema?!- adesso basta, sono solo capelli!
Vediamo Kabuto svoltare l’angolo. Io lo fulmino con gli occhi, m lui non mi calcola nemmeno.
-Sakon, Tayuya, Orochimaru ha detto che partiremo domani, quindi preparatevi, non perdete tempo.- i due se ne vanno immediatamente, seppur sbuffando.
-Partirete per cosa?- chiedo, ma l’altro non mi risponde e anzi,  cambia discorso.
-Piaciuta la tinta?- ridacchia.
-Si, ma non voglio sapere come l’hai fatta.-
-E’ una tinta normale, l’ho solo resa permanente in modo che i capelli ti rimangano di quel colore per tutta la vita, come mi avevi chiesto.- si aggiusta gli occhiali sul naso.
-Bene, non voglio ritrovarmi con la ricrescita bionda.- commento.
Si gira e se ne va, mentre io sbuffo e me ne vado in camera mia. Partire? Per dove? Non cambiamo rifugio, lo abbiamo già cambiato tre settimane fa...Dove devono andare? Perché non me lo ha detto Kabuto?
Probabilmente sarà una missione top secret che non deve essere saputa da tutti...anche se penso che dopo gli ultimi avvenimenti, Orochimaru potrebbe spendere qualche parola in più con me...
Decido di non pensarci, tanto non fa differenza.
Appena apro la porta di camera mia, noto la candela accesa, e subito dopo Orochimaru con la schiena contro il muro, accanto al tavolo. Per un secondo rimango ferma, ancora con la maniglia della porta in mano, a fissarlo negli occhi, quei dannatissimi occhi gialli che bruciano come la fiamma della candela, poi abbasso lo sguardo, entro e mi richiudo la porta alle spalle, appoggiandomici con la schiena. Non apre bocca e continua a fissarmi, a braccia incrociate,  con quel suo solito ghigno che ora posso solo intravedere.
-E’ successo qualcosa, Orochimaru-sama?- chiedo con un fil di voce, guardando per terra.
-Partiamo.-
-C-come? Anche io? Per dove?- ma scusa, non poteva dirmelo Kabuto?
-Ho un conto in sospeso con Konoha. Andiamo a regolare i conti. Preferirei venissi anche tu, dato che qui non rimarrà nessuno.-
-Perché a me lo viene a dire di persona e per gli altri manda Kabuto?- mi tremano le gambe. Tanto. Credo   che se non fossi appoggiata alla porta cadrei.
Mi si avvicina lentamente, bloccandomi contro la porta, poi mi accarezza una guancia con la mano. Istintivamente cerco di sfuggire a quel contatto, ma subito dopo cambio idea e rimango li.
-Era una cosa che non sapevi, volevo spiegartelo di persona. Ti da fastidio?-
-No...certo che no, Sensei.-
-Bene. Puoi fare con calma, tu e il quartetto partirete domani sera.-
-Kimimaro non viene?-
-...No, lui si sposterà al rifugio a nord.-
-Come sta? La malattia non è peggiorata vero?-
-No, tranquilla.-
-Mh, Sensei, ma come faremo ad entrare a Konoha senza che se ne accorgano? Non voglio insinuare niente, ma lei non mi sembra in buoni rapporti con l’Hokage...-
-Tra poco si terrà l’esame per diventare Chunin, e nessuno sa che il Villaggio del Suono l’ho fondato io, ne tanto meno che esiste da anni...tranquilla, andrà tutto bene. Ho programmato la cosa nei minimi dettagli, ed in più abbiamo anche formato un’alleanza segreta con il villaggio della Sabbia.- mi spiega.
-E....ed io che dovrei fare? Cioè, non vorrà mica mandare me all’esame? N-non che abbia paura, ma...- io? paura degli esami? Noooo, ma da quando?
-Traquilla, ho già selezionato il team che parteciperà. Kabuto parteciperà come ninja della foglia, sai che lo credono un loro ninja, ed ho intenzione di partecipare anche io.-
-Non pensa che se ne accorgeranno?- sembra che io stia cercando il punto debole del piano...
-E tu non pensi che io abbia già rimediato? Ti sei dimenticata della mia tecnica del furto facciale?-
-No, assolutamente...-
-Bene. Io, Kabuto e i partecipanti all’esame partiremo domattina, tu, il quartetto e tutti gli altri partirete domani sera. Arriveranno rinforzi anche dagli altri rifugi.-
Annuisco, seguono un paio di minuti di silenzio, poi Orochimaru esce dalla stanza, lasciandomi da sola.
Che casino...fino a Konoha? Ci metteremo due giorni come minimo... e l’idea di andare a casa del nemico come se niente fosse non mi incoraggia neanche un po’...ma d’altronde, non posso tirarmi indietro. Speriamo solo vada tutto per il meglio...


Yeah, finalmente vediamo l'Akatsuki in azione! Che dire, Dei-dei depresso è tanto kawaii a parere mio, e Sasori che cerca di consolarlo lo è quasi quanto lui xD Ci stiamo avvicinando a Konoha, cosa succederà? Non pensate che la qualità della storia migliori, anzi, secondo me peggiorerà...-.-
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