"Angels&Demons" by FF&NN

Attenzione! Questa storia è di pura fantasia, quindi qualunque riferimento a persone realmente esistite o esistenti o a fatti accaduti che sembrino quelli qui narrati non sono nulla che abbia a che fare con questo. Le persone interessate maggiormente da questa storia sono a conoscenza della sua esistenza e non hanno avuto da ridire al riguardo. Perciò, se vi pare di trovare somiglianze con la realtà, sappiate che non è la realtà, anche perché ancora non abbiamo conosciuto alcun angelo, demone, etc. =D




Il titolo è solo momentaneo, anche perché così non può restare, visto che sarà probabilmente una specie di marchio registrato o roba del genere...
Comunque, questa storia la stiamo scrivendo in coppia, perché alcune parti sono dal punto di vista di una, altre dell'altra.
Quando un capitolo avrà il titolo azzurro/blu, si tratta di uno di FaFFa, se invece è arancione, è di NeNe.
Anche Speed_. in realtà ha delle parti di entrambe, ma la vera protagonista in quel caso è NeNe e basta, mentre qui siamo in 2.
Buona lettura.
FaFFa&NeNe


Angeli
by FaFFa





«C’è nessuno?».
Un rumore alle mie spalle mi fece voltare di scatto, ma non vidi anima viva; mi girai nuovamente dopo un altro fruscio, come di foglie smosse dal vento o dal passaggio di qualcuno.
«C’è qualcuno?» chiesi nuovamente.
Dietro di me una folata di vento mi sembrò la carezza di una mano invisibile e mi fece rigirare all’improvviso, spaventata. Indietreggiai nella direzione opposta a quella da cui ero venuta, ma dopo solo un paio di passi andai a sbattere contro qualcuno; il terrore mi riempì il cuore, che prese a battere all’impazzata, e obbligai il mio corpo a non muoversi di un millimetro se non per respirare.
«Perché sei spaventata?» mi chiese la voce dello sconosciuto dietro di me.
Non riuscii a spiccicar parola, anche perché mi sembrava piuttosto ovvia la risposta.
«Capisco che ci siano molti brutti ceffi in giro, ma non puoi aver paura di me!» ribadì lui. Notai che ogni volta che parlava in sottofondo era presente una specie di eco, quasi ci fosse un coro a ripetere le sue parole.
«Non so chi sei, quindi non so cosa mi vuoi fare… o cosa mi potresti fare» sussurrai a fatica.
«Voltati!» mi ordinò. Vedendo che non accennavo a muovermi, ripeté, in tono più dolce e gentile: «Voltati, dai, non ti mangio!».
Pian piano, un centimetro alla volta, iniziai a girarmi, prima le gambe, poi il busto e, per ultimo, il volto. La mia espressione si tramutò dalla paura alla più grande delle sorprese e dopo qualche secondo mi misi a ridere.
Era un angelo.
Era un angelo completo di tutto quello che l’iconografia religiosa – soprattutto cristiana – gli conferiva: ali, aureola, aura candida come la neve, armatura… I suoi occhi azzurri rispecchiavano il colore del cielo terso e limpido, mentre i capelli castani parevano a tratti addirittura neri. Le ali erano ben ripiegate dietro la sua schiena ed erano di un colore che variava a seconda della luce che le colpiva: bianche se le si vedeva da davanti, nere se le si osservava da un fianco, e in ogni caso erano accese da riflessi perlacei che le sfumavano di azzurro, viola, rosa e rosso.
«Oh mio Dio! Non ci credo! Tu… tu sei reale?» gli domandai, quando ritrovai il contegno.
«Non nominare il nome dell'Onnipotente invano!» esclamò però lui, con un tono perentorio che non ammetteva replica alcuna.
«Cosa?» mi azzardai comunque a domandare, stupefatta.
«Il secondo comandamento dell'Onnipotente creatore di tutte le cose dice di non nominare il suo nome invano!» ripeté lui.
«Scusa, sai… lo dico quando sono molto sorpresa, come prima…» provai a scusarmi.
«Come molti altri fanno al giorno d’oggi, ormai! Non c’è più rispetto per nessuno! Hai incontrato qualcun altro oltre a me?» domandò alla fine.
«No, io e la mia migliore amica ci siamo divise per cercare un’uscita e ci dobbiamo trovare tra due ore dove ci siamo lasciate per riferire se abbiamo scoperto qualcosa o qualcuno. Tu però non sei solo qui, vero?» domandai, guardandomi intorno alla ricerca di altri angeli come lui.
«Ora lei dov’è?» mi chiese però lui, senza degnarmi di risposta.
«Non lo so, è andata dalla parte opposta a me, come avevamo deciso…».
«Devo portarti al sicuro e poi ti spiegheremo tutto. Vieni!» mi ordinò, lasciandomi allibita.
«Oh, no, caro! Io non vado da nessuna parte se non mi dici subito tutto! Si può sapere da chi mi porteresti in salvo? E poi com’è possibile che tu sia un angelo? Gli angeli esistono solo nei racconti della Bibbia e dei libri fantasy in generale, punto e basta!» protestai, incrociando le braccia al petto e mettendo il muso, intestardita.
«Oh, ti prego, non cominciare! Odio quando voi esseri umani generalizzate così tanto su di noi! Devo portarti al sicuro perché potresti incappare in qualche demone e saresti veramente preziosa per loro».
«E Irene? Non puoi pensare di lasciarla vagare per questo posto quando potrebbe incappare in… in un demone!» obiettai.
«Temo che per la tua amica sia già troppo tardi. Se è vero che è andata dalla parte opposta a te, allora è probabile che sia già in territorio infernale, esattamente come tu sei in quello paradisiaco. Mi dispiace…».
«Cosa?! No, non puoi dirmi una cosa del genere! Non puoi!» urlai, terrorizzata.
«Possiamo organizzare un giro di pattuglia per scoprire se lei è già giunta da loro e se così non fosse potremmo portarla qui, per farvi tornare insieme, ma da solo non posso fare nient’altro che portarti in salvo».
Mi arresi a quelle parole e, mentre le guance mi si rigavano di lacrime, lo supplicai di portarmi dagli altri angeli il più in fretta possibile.

Quando arrivammo in vista di quello che sembrava un vero e proprio paradiso sospeso sulle nuvole, mi resi conto che quello poteva essere diventato il sogno più strano della mia vita. Mi diedi un pizzicotto su un braccio per accertarmi di non essere addormentata e mi feci un male cane, ottenendo solo un braccio dolorante e rosso come un peperone.
Una scala di cristallo, praticamente invisibile, portava sopra le nuvole e James – questo era il nome del mio trovatore – mi condusse immediatamente verso una casa costruita con uno strano materiale che pareva madreperla per via dei riflessi della luce, ma la cui consistenza era quella del cemento.
Bussò alla porta, intagliata nel legno e ricoperta da ghirigori di fiori veri che spuntavano dal nulla, ed entrò con me al seguito. All’interno vi erano altri tre angeli, abbigliati come James, ma con una caratteristica differente uno dagli altri: quello seduto direttamente di fronte alla porta, a capo di un lungo tavolo di legno, portava in vita una cintura rossa, quello alla sua destra ne aveva una arancione e quello a sinistra una gialla, mentre quella di James era verde speranza.
Appena i tre mi videro, saltarono in piedi e sui loro volti passarono diverse emozioni: stupore, timore, incredulità, preoccupazione, curiosità…
«Lei è…» cominciò l’angelo a capotavola, ma James annuì prima che terminasse.
«Era sola?» chiese l’angelo con la striscia arancione.
«Ha detto che con lei c’era un’amica che è andata dall’altra parte; temo che potrebbero averla già trovata, ma lei vuole andare a cercarla» spiegò James.
«È ferita?» chiese allora il terzo, quello con la cintura gialla.
«A me pare di no».
«Come ti chiami?» Il capo si rivolse a me direttamente.
«Francesca» risposi semplicemente, senza sapere con quale appellativo rivolgermi a lui.
«Bene, Francesca. Il mio nome è Michael e loro sono Gabriel», indicò l’angelo alla sua destra e poi quello a sinistra, «e Raphael. Siamo i tre Arcangeli e comandiamo i nostri fratelli Angeli secondo il Suo ordine. Sei stata fortunata che James ti abbia trovata, perché saresti potuta incappare in pericoli che nemmeno puoi immaginare. I Demoni sono creature malvagie e spietate, ostili a tutto ciò che esiste di bello e buono; si nutrono della paura e della cattiveria del mondo e si stanno rafforzando sempre di più. Però man mano che il male aumenta, il bene si fortifica per combatterlo e le brave persone, anche se stanno diminuendo, sono anche le più potenti!».
«Cosa avete intenzione di fare per Irene? È la mia migliore amica: non sopporterei di perderla!» chiesi a quel punto, preoccupata.
I tre Arcangeli si guardarono a vicenda, senza dir niente, e proprio quando pensavo che mi avrebbero negato il loro aiuto, Gabriel rispose: «Prima di organizzare una pattuglia di ricognizione, dobbiamo darti un posto dove potrai stabilirti e degli Angeli che ti sorveglino. Si offriranno volontari e quindi è ora di presentarti loro. Vieni».
Mentre parlava, lui e gli altri si erano alzati e mi si erano parati davanti, le ali ben ripiegate dietro di loro. Michael mi posò una mano su una spalla e mi sorrise, indicando la porta.
James la aprì e uscì per primo, seguito a ruota da me e dagli Arcangeli; Raphael chiamò un Angelo, che diede un segnale con la tromba, e nel giro di un paio di minuti una moltitudine di creature angeliche si raggruppò davanti a noi.
Michael annunciò a gran voce: «Lei è Francesca ed è giunta qui con la sua amica Irene, che attualmente sospettiamo si possa trovare in mani nemiche. Gabriel organizzerà subito una squadra d’ispezione per scoprire che fine abbia fatto, ma nel frattempo ho bisogno che due di voi si offrano volontari per sorvegliare e proteggere a costo della vita la nostra ospite, che troverà alloggio nella Casa della Luce».
Un paio di mani si alzarono dalla folla e, a un gesto di Michael, i due Angeli si fecero avanti. Il più alto dei due era intorno al metro e novanta abbondante, con corti capelli biondi e occhi azzurri come il ghiaccio; il secondo, invece, aveva occhi e capelli castano scuro, quasi neri, ed era alto almeno un metro e ottanta.
Michael annuì compiaciuto e annunciò: «Alexander, Taylor, la vita di Francesca è nelle vostre mani. Non deludetemi!».
«Sissignore!» risposero all’unisono i due, poi mi si avvicinarono e mi dissero di seguirli.
Incoraggiata da Michael, mi feci accompagnare fino a una delle tante casette di quel Paradiso, che notai quanto fosse diversa dalle altre solo dopo un po’: costruita come tutte su un unico piano, differiva per la maggiore larghezza e il numero di stanze presenti, tra cui un’enorme camera con un letto a baldacchino precisamente preparato da mani esperte.
«È tutto per me?» chiesi, sbalordita, ai miei due accompagnatori.
Loro annuirono e rimasero fermi a fissare la mia schiena, tanto che mi pareva mi stessero trapassando con i loro sguardi intensi.
Per te e per chi ci vorrai portare.
Mi voltai di scatto verso Taylor e lo guardai con aria stupita, per chiedergli spiegazioni di quella sua frase che non avevo capito a cosa si riferisse.
«Che c’è?» mi chiese lui dopo qualche secondo, ignorando il significato della mia espressione.
«Che vuoi dire con “per te e per chi ci vorrai portare”? Portare dove?» specificai.
Taylor e Alexander si guardarono, interdetti, poi il secondo mi disse: «Fra, Taylor non ha detto niente…».
«Ma io l’ho sentito!» ribattei, convinta.
Tay non aggiunse altro, tranne una scrollata di spalle che sottintendeva un “mah!” convinto, ma poco dopo capii cosa fosse successo.
Io non ho detto niente, però quella frase l’ho pensata fu quello che gli passò per la testa e lo sentii forte e chiaro, nonostante non avesse aperto bocca.
«Io leggo nel pensiero?» esclamai, stizzita.
A quel punto i miei due custodi non poterono che strabuzzare gli occhi e decidere che ne avrebbero parlato con Michael per capire se fosse fattibile che avessi quel dono.
Taylor convinse Alex che sarebbe stato meglio che andasse lui a riferire e poco dopo uscì dalla casa. Rimasi a fissare il mio custode per qualche minuto, finché sparì dalla vista, inghiottito dietro l’angolo della strada, se così si può chiamare un lungo viale alberato antistante le case che aveva un pavimento costituito da vetro e nuvole.
«Come ci siete finite qui?».
Sobbalzai e mi voltai di scatto, dando la mia attenzione ad Alexander. «Non lo so. L’attimo prima eravamo in camera di Irene e quello dopo eravamo nel bel mezzo di una strada deserta, in un posto che non avevamo mai visto. Eravamo spaventate, ma ci siamo decise che se ci fossimo divise avremmo avuto più possibilità di trovare qualcuno e in effetti io ho trovato voi e forse lei ha trovato i Demoni…».
«Siete state coraggiose, ma avevate il cinquanta possibilità su cento di trovarvi entrambe da loro o da noi, se foste rimaste unite. Tu sei andata a sinistra o a destra?».
«Sinistra. Per come ci siamo trovate su quella strada, io ero a sinistra e ho scelto di prendere da quella parte. Ho un debole per la sinistra» ammisi.
«Io preferisco la sinistra per un sacco di cose, ma sono ambidestro, in realtà. Scrivo con entrambe le mani, ma con le spade sono più bravo con la sinistra» mi rivelò.
«Non dovreste essere pacifisti o cose simili, disdegnare la violenza, porgere l’altra guancia…».
«Sai come viene rappresentato l’Arcangelo Michele nell’iconografia cristiana?».
«Intento a uccidere il drago, cioè il demonio, come San Giorgio».
«Esatto. E sai anche cosa ha comandato dietro Suo ordine?».
«Nell’Apocalisse di Giovanni Evangelista, lui è l’Arcangelo che guida gli Angeli contro Satana» risposi, facendo mente locale sulle mie conoscenze della Bibbia.
«Sei informata, a quanto pare…».
«In realtà, io e la Chiesa non ci frequentiamo molto spesso. Ci vado a malapena a Pasqua e a Natale e mi ritrovo spesso e sovente a criticare la predica del don; mi sembra che ogni tanto i preti siano veramente molto ironici: non si deve fare la guerra, la scienza sta andando oltre le possibilità che sono state date all’uomo, eccetera, eccetera, eccetera… Ma se la guerra non si deve fare, perché la facciamo? Perché Dio non ci ferma? L’uomo non è in grado di essere pacifista… è pur sempre un animale e l’istinto, per quanto represso, è molto forte e convince piuttosto bene che bisogna appropriarsi del territorio nemico per imporre il proprio pensiero. E la scienza salva ogni giorno milioni di vite, anzi, miliardi, e non è grazie a Dio, ma grazie alle medicine, alle cure mediche e a tutto quello che è stato inventato nel corso dei millenni dall’uomo. Noi siamo quello che siamo grazie alla scienza e ammetto che certe invenzioni possano anche essere dannose a lungo andare, a livello sia fisico che psicologico, ma io resto una grande sostenitrice di Einstein e compagnia bella!».
Alexander restò a fissarmi senza dire niente, un sorriso strano dipinto sul volto.
Mi costrinsi ad aspettare, ma alla fine esplosi: «Non dovevo parlare con un Angelo di una cosa del genere; sono vostra ospite, eppure non sono molto disponibile a certi compromessi con la religione e la Chiesa in generale».
«Nessuno ti obbligherà a esserlo, se non lo vuoi. Sei libera di esprimere la tua opinione e poi la Chiesa si è presa un sacco di libertà, rendendo sacre certe cose che non sono scritte nella Bibbia e adattando a piacimento le stesse Scritture in modo da controllare il popolo. È così da secoli ed è giunta a livelli molto peggiori di quello attuale!» mi tranquillizzò Alex.
In quel momento, Taylor tornò indietro con Michael ed entrambi entrarono in camera mia come se nulla fosse, senza nemmeno bussare.
«È vero quello che Taylor dice? Riesci a leggere nel pensiero?» mi chiese subito l’Arcangelo.
«Sì, ma non è una cosa che riesco a fare a comando. Prima è successo per caso, mentre per tutto il tempo che sono rimasta qui con Alexander, non ho sentito proprio niente» risposi.
«Prova a farlo con me» ordinò Michael.
«Io non credo che…» obiettai.
«Fallo!».
«Okay, okay… Lasciami concentrare, allora» Chiusi gli occhi e provai a immaginare di entrare nella mente dell’Arcangelo e nel giro di una decina di secondi potei sentire con una chiarezza spaventosa che stava pensando che io fossi la Prescelta.
«Che cosa sono io?» gli chiesi, riaprendo gli occhi.
«Mi hai sentito…» fu la sua unica reazione.
«Che cosa sono?» ripetei, alzando la voce.
«È troppo presto per qualsiasi supposizione…» provò a sviarmi.
«Dimmi che cosa potrei essere!» esclamai, ignorando i suoi tentativi di cambiare argomento.
«Secondo alcune antiche leggende, ci sarà un tempo in cui giungeranno qui due persone speciali, in grado di fare cose fuori dal comune, anche per noi Angeli e Demoni. Non si sa se saranno uomini o donne, ma è certo che saranno in due e che saranno riconoscibili dalla loro aura diversa…».
Spostai lo sguardo su ogni Angelo presente e sui loro volti scorsi solo serietà e preoccupazione. «E la mia… la mia aura com’è?».
«Bianca, completamente bianca, ma all’altezza del petto c’è un punto azzurro che pulsa insieme al tuo stesso cuore».
«Ed è anomala?».
«Oh, sì! Di solito gli esseri umani hanno un’aura a strati, composta di vari colori che indicano le emozioni che provano. La tua invece non ne ha, ma se fossi umana adesso avrebbe uno strato di giallo sopra agli altri, indizio di paura, che credo tu stia provando».
«Non sono spaventata; o forse lo sono, ma sono soprattutto…» faticai a trovare il termine giusto «allibita» conclusi.
«Se tu e Irene siete le Prescelte, allora sarà meglio partire subito alla sua ricerca. Nel frattempo Alexander e Taylor ti…».
«Io vengo con voi!» lo interruppi.
«Fra, se i Demoni si rendessero conto della tua aura vicina a loro, potremmo non riuscire a salvarti!» obiettò Michael.
«Non me ne frega un cazzo!» sbottai, infuriata. «Io vengo con voi a salvare Irene, altrimenti ci andrò a piedi!».
La mia ultima affermazione spiazzò l’Arcangelo, che, ripresosi, comandò ai miei due custodi: «Proteggetela a costo della vita e non lasciatela sola un momento. Alex, te la senti di portarla?».
«Nessun problema, signore» ribadì l’altro.
«Bene. Preparatevi, partiremo il prima possibile, ma fatevi trovare nella Piazza Grande tra cinque minuti, così potrò dire a tutti di proteggerla in ogni modo, perché è la nostra salvezza».
Così dicendo, Michael uscì dalla casa e volò via. Alex e Taylor corsero nelle due stanze dalla parte opposta del corridoio rispetto alla mia e iniziarono a cambiare i propri abiti, che originariamente erano composti da una specie di tunica legata in vita da una fascia blu per entrambi.
Indossarono un’armatura che somigliava vagamente a quelle romane, più che a una medievale come secondo alcune rappresentazioni, e appena mi resi conto che sarebbero rimasti nudi per qualche decina di secondi, mi voltai con le spalle alla mia porta e pensai ad altro.
«Siamo pronti» annunciò Alex dopo qualche minuto, bussandomi sulla spalla. «Siccome andremo in volo, dovrai tenerti stretta al mio collo, mentre saremo in aria, e puoi star certa che Taylor sarà pronto a prenderti nel qual caso perdessi la presa e cadessi».
«Sì, okay» sussurrai, non osando pensare a quella possibilità.
«Hai mai volato?» mi chiese Taylor.
«Tutti gli anni andiamo in vacanza al mare e prendiamo l’aereo per andata e ritorno, ma non ho mai volato così, visto che non ho le ali come voi» gli risposi.
Mentre uscivamo di casa, percepii un suo pensiero represso che mi lasciò di che pensare: Perché Alex e non me?
Immaginavo si riferisse alla scelta di Michael di farmi portare da Alex, ma la mia razionalità mi disse che era probabile che fossi più leggera per Alex che per Taylor, nonostante entrambi avessero un fisico niente male.
Nella piazza, Michael rivelò a tutti i presenti che Irene ed io eravamo le due Prescelte della loro profezia e che dovevano quindi proteggere me e salvare lei.
La partenza fu diversa da come avevo immaginato: un vero e proprio plotone di Angeli spiccò il volo al comando di Michael, Gabriel e Raphael e tra di essi c’era anche James, che mi salutò con una mano prima di volare via.
I miei due custodi si accodarono, seguiti da due dozzine di altri Angeli a chiudere la fila; Alex mi prese in braccio e mi ritrovai con il volto a pochi centimetri dal suo, così che potei osservarlo nei minimi dettagli.
Mentre lo fissavo intensamente, in un angolo della mia testa sentii che in qualcuno stava crescendo la gelosia: Taylor. Personalmente non ne capivo il motivo, ma durante il volo chiesi ad Alex che legame ci fosse tra loro due.
«Siamo migliori amici fin da quando eravamo piccoli angioletti. Ci siamo conosciuti alla nostra scuola e siamo cresciuti insieme, sempre pronti a fronteggiare i nemici spalla a spalla. Vero Tay?» interpellò l’altro.
«Migliori amici ieri, oggi e domani; abbiamo giurato così e ci siamo scambiati il nostro primo dentino caduto, che portiamo sempre al collo» mi fece notare Taylor e vidi il piccolo incisivo che pendeva dal suo collo e da quello di Alex.
«Beh, è una bella cosa. Prendete le decisioni all’unisono?».
«Solo se abbiamo le stesse idee. Da piccoli, ogni volta che provavano a dividerci, succedeva il finimondo da tanto eravamo legati. Ma con gli anni abbiamo cominciato ad avere le nostre divergenze e ovviamente anche le nostre litigate: utili e riconcilianti» mi spiegò Alex.
«Guarda, Fra: questo è l’Inferno» mi avvertì Taylor.
Davanti a noi si iniziavano a intravedersi alcune case: ce n’erano soprattutto di nere, ma anche di varie sfumature di grigio. Man mano che ci avvicinavamo, notai che sulla superficie dei muri c’erano delle grinze, come se fossero massi, tenuti insieme da cemento sparso in modo non uniforme. Più ci inoltravamo in quello strano Inferno, più il cielo si faceva scuro e densi nuvoloni si concentravano sopra di noi, incentrati in un punto che non riuscivo a scorgere.
A un certo punto notai che al centro dell’incrocio tra due strade c’era un fuoco acceso, lasciato incustodito a divorare un povero albero raggrinzito e spoglio, messo nelle stesse condizioni di quei tronchi carbonizzati ai lati della strada che una volta erano piante. Non c’era niente, però, che ricordasse l’inferno dantesco, niente dannati che pagavano per le loro colpe in eterno, niente fosse in fiamme, niente demoni che frustavano i condannati…
«A me non sembra molto… infernale» commentai.
«Che cosa ti aspettavi?» mi chiese Taylor, precedendo Alex di qualche secondo.
«Beh, delle spaccature nel terreno con le fiamme che lambivano qualche disgraziato, dannati che scontano pene, demoni che li frustano… qui ci sono solo case vuote e falò agli incroci».
«È strano che non ci sia in giro nessuno, ma probabilmente sono impegnati da qualche altra parte. Tu senti niente?» mi chiese Alex, dopo la spiegazione.
«Cosa?».
«Usa la telepatia e cerca Irene, no? Se non era sulla strada, è di sicuro qui da qualche parte. Cercala, no?» mi suggerì Taylor.
«Irene è la mia migliore amica e non ho intenzione di violare la sua privacy mentale, come non voglio farlo con altri!» obiettai.
«Ma se non la cerchi potremmo essere scoperti prima di averla trovata e per lei potrebbe essere troppo tardi» aggiunse Alex, convincendomi.
«Okay, ci provo, ma mi dovrò concentrare» Detto questo, chiusi gli occhi e lasciai che la mia mente vagasse per quel posto. Presto raggiunsi un gruppo di cervelli urlanti, che strepitavano ed erano molto eccitati. Sentii cose orribili provenire dalle loro menti e ne fui sconvolta. Mentre un brivido mi percorreva la spina dorsale, dissi, senza però sollevare le palpebre: «C’è un gruppo di persone che sembra fare festa; non sono molto lontani da qui e pensano… sono cose scandalose! Mi ritenevo una persona che dice molte parolacce, ma loro battono chiunque!».
«Sono Demoni: non si preoccupano del loro comportamento e assecondano ogni desiderio della carne» mi spiegò Alexander. «Hai trovato anche Irene?».
«Non ancora. Stanno intorno a un buco, al cui centro ci sono altri due Demoni, ma accanto a questi due c’è qualcosa che non riesco a definire. C’è un vuoto, come se fosse qualcuno che non ha pensieri, ma è vivo, credo. Dai pensieri di uno dei due però potrei vederlo…» Mi concentrai ancora un attimo, poi spalancai gli occhi ed esclamai: «È Irene!» Mi portai subito una mano alla bocca, temendo di essere stata sentita, ma per fortuna non c’era anima viva sotto di noi.
Michael, molto più avanti, diede l’ordine di atterrare per dare gli ultimi ordini e procedere per gruppi, alcuni in volo, altri a piedi, ma restando a distanza di sicurezza e ben nascosti. Terminati i comandi, si avvicinò a noi tre e mi chiese se avessi cercato Irene con la telepatia. Provvidi a informarlo della mia scoperta, riferendogli che i miei custodi mi avevano convinta a sondare le menti dei Demoni per cercare la mia migliore amica.
«Guardando il lato positivo, almeno sappiamo dove si trova» commentò lui. «Il problema sarà portarla via di qui. Stava bene?».
«Non mi pare che avesse ferite, ma non sono in grado di sentire i suoi pensieri: la percepisco come un vuoto» gli risposi.
«Allora se riuscissimo a coglierli di sorpresa, potremmo portarla via anche arrivando in volo direttamente sopra di loro».
«E se le facessero del male, vedendovi? O piuttosto, se vi scoprissero?».
«Dobbiamo sperare che non avvenga; non abbiamo alternative».
Rimasi a fissarlo senza sapere se essere fiduciosa nei confronti della sua determinazione o se aver paura per la sorte che aspettava Irene.

Ero talmente confusa da quello che mi era capitato nel giro dell’ultima ora che non riuscii a interessarmi a ciò che accadeva intorno a me; mi appoggiai su un masso che fungeva da pietra angolare per il muro di una casa e che sporgeva verso l’esterno e me ne restai lì seduta cercando di escludere il mondo intorno a me. Restando inattiva, però, la mia telepatia impazzì: nella mia testa si riversarono i pensieri di tutti gli Angeli che mi circondavano, provocandomi un forte malditesta che accennava solo a peggiorare.
Taylor e Alexander si misero davanti a me per sorvegliarmi e iniziarono a discutere tra di loro senza alzare eccessivamente la voce, ma non li avrei sentiti in ogni caso con il caos di cervelli che regnava nel mio.
…possiamo ucciderli, sarebbe un attacco suicida…
…muore noi siamo persi, dobbiamo fare qualcosa che…
…perdere un compagno sarà come perdere un…
…passa per la testa? Crede davvero che possa preferirlo…
…capisco cosa faccia pensare che loro sono…
…Prescelta del Buio potrebbe essere già stata…
…alla larga dalle loro unghie per evitare di essere…
…impossibile sperare di trovarla e portarla via…
…Marchieranno prima di riuscire a prenderla…
Quei pensieri mi lasciarono spiazzata: erano pezzi di frasi che ero riuscita a percepire in modo abbastanza completo, ma non a sufficienza per rendermi conto di quale fosse l’argomento di ognuno. Inoltre la mia totale ignoranza dell’identità di tutti i presenti non migliorava il mio caos mentale e mi rendeva impossibile riconoscere chi stava pensando cosa.
Le frasi che più mi colpirono – o meglio, parte di esse – erano quella riguardante la “Prescelta del Buio”, che immaginai fosse Irene, e quella che parlava di un certo “Marchio”. Riconobbi la voce della prima come quella di Michael, ma non ne potevo essere del tutto certa. La seconda, invece, mi risultava sconosciuta.
«Francesca, stai bene?».
Nel sentire tutti quei pensieri, avevo chiuso gli occhi e avevo iniziato a sfregarmi le tempie nel tentativo di concentrarmi per sondarli uno alla volta, ma senza risultati positivi. Poi tutto fu inghiottito da un’unica linea pensante.
Davanti a me, Taylor mi aveva appoggiato una mano su una spalla per riscuotermi dal mio stato di semi-incoscienza e mi fissava dritto negli occhi; il contatto fisico, però, peggiorò la telepatia, permettendomi di sentire con molta chiarezza quello che stava pensando.
È così bella, la sua pelle pare brillare di luce propria, come vorrei poterla stringere tra le braccia, coccolarla e baciarla senza nessun altro intorno…
Mi ritrassi dalla sua mano e alzai le mani davanti al viso, come se in quel modo sarei stata protetta dal suo flusso di parole silenziose. «Dovete starmi lontana, okay? Non toccatemi e lasciatemi in pace: faccio fatica a controllarmi anche senza che vi ci mettiate pure voi!» sbottai.
«Va bene, scusa: mi stavo solo preoccupando per te, ma se non vuoi, non ti chiederò più nulla» ribatté Tay.
«Oh, no! Scusami tu, è solo che se mi toccate sento i vostri pensieri in modo più diretto che senza contatto fisico e quindi peggiorate tutto» spiegai.
«Capisco. Non lo farò più. C’è però qualcosa che possiamo fare per farti star meglio?».
«Non saprei…».
«Non riesci a escludere gli altri se uno di noi ti tocca? Se senti i pensieri di uno solo, ma non vuoi violare la nostra privacy, basta che ce lo dici e noi potremmo acconsentire e fare a turno per farti ascoltare solo i nostri pensieri, cercando di tenerli in contempo al minimo» propose Alex.
«Io non credo che sia una buona idea, darebbe fastidio a me entrare nelle vostre teste… ma comunque potrebbe servire».
«Io ci sto» acconsentì Tay.
«Io pure, basta che lo dici e noi siamo disponibili» aggiunse l’altro.
«Okay. Chi vuole cominciare? Taylor?» chiesi, nonostante prima i pensieri dell’Angelo mi avessero infastidita non poco.
«Tutto quello che vuoi, Fra» rispose lui, poi prese le mie mani tra le sue e i pensieri di tutti gli altri svanirono, inghiottiti dai suoi come in precedenza.
Ha scelto me! Sapevo che non poteva preferirlo a me!
La mente di Tay era esultante, così mi vidi costretta a precisare ad alta voce: «Facciamo un minuto a testa, okay?».
Entrambi annuirono ed io continuai a sentire i pensieri gioiosi dell’Angelo che mi teneva per mano per altri trenta secondi che mi parvero un’eternità, finché Alex non prese il suo posto.
Fu il silenzio.
Dalla mente di Alexander non proveniva una parola ed io spalancai gli occhi, fissandolo intensamente nei suoi, quando mi resi conto che era un vero paradiso per me: era la mia bibita ghiacciata dopo una corsa, la mia doccia calda in una serata d’inverno, la mia pace interiore dopo un’arrabbiatura. Mi rilassai tenendolo per mano e chiusi gli occhi, assaporando quella tranquillità ritrovata.
«Non ti sento…» sussurrai con aria sognante.
Non aprii gli occhi per vedere le loro reazioni, ma Alex strinse la presa e rispose, dopo qualche secondo di silenzio: «Ma io sto pensando! Stavo riflettendo sul tuo potere straordinario e mi chiedevo quanti altri potresti averne».
«Altri?» fu la mia domanda stizzita.
Sottrassi alla sua presa le mani e un mare di pensieri si riversò su di me, regalandomi un senso profondo di nausea che mi lasciò senza fiato. Un attimo dopo, divenni il ritratto della paura: «Stanno tornando! Le sentinelle non arriveranno in tempo e noi saremo scoperti. Bisogna avvertire Michael!» esclamai, sentendo in contemporanea i pensieri degli Angeli di guardia e quelli dei Demoni di ritorno dal loro “ritrovo collettivo”.
Senza prestare attenzione alle parole di Taylor e Alex, che non capivano cosa stesse succedendo, istintivamente cercai la mente del capo degli Arcangeli nella mischia e, quando lo trovai, mi c’infilai dentro e gli parlai.
Inutile dire che la cosa stupì entrambi: Michael si fermò nel bel mezzo di una frase e non mi rispose col pensiero se non dopo diversi, preziosi secondi ed io mi ritrovai improvvisamente senza sapere cosa dirgli.
Alla fine optai per la semplice e pura verità detta direttamente senza preamboli: Michael, i Demoni stanno tornando e ci scopriranno. Abbiamo al massimo cinque minuti prima di essere visti. Fai sgombrare subito il posto, ma restate nascosti e non volate alto, oppure sarà tutto inutile!
Sei in grado di comunicare anche con gli altri attraverso i pensieri? mi chiese lui, sbalordito.
Michael, non c’è tempo! lo sollecitai.
Lo sentii dare ordini agli Angeli intorno a lui, i capi dei vari gruppetti, e tutti si precipitarono dai propri sottoposti a riferire di nascondersi secondo le direttive date loro.
«Francesca, cosa sta succedendo?».
Tornai bruscamente alla realtà e fissai Alex, che mi aveva posto la domanda: «I Demoni stanno tornando. Ho comunicato mentalmente con Michael e gliel’ho detto, ma non so come ho fatto. Dobbiamo andarcene, ma non possiamo abbandonare Irene; posso sondare le menti dei Demoni e scoprire dove sta e possiamo liberarla più facilmente ora che la maggior parte di loro se ne sta tornando a casa».
«Okay. Ci spiegherai meglio questa storia della comunicazione più tardi, ora è meglio portarti via da qui» rispose prontamente Alex, poi mi prese in braccio e spiccò il volo seguito da Taylor, tenendosi però a un’altezza tale che rischiavamo di prendere dentro qualcuno.
Atterrammo all'esterno del gruppo di case che mi pareva costituisse la parte centrale della cittadina e poco dopo arrivarono anche Michael, Gabriel e Raphael, ovviamente seguiti nel giro di un paio di minuti da una parte degli Angeli.
«Dove sono gli altri?» chiesi, notando il minor numero.
«Li abbiamo fatti dividere in gruppi in modo da poter circondare la città. Il luogo dove le sentinelle hanno detto di aver visto la maggior parte dei Demoni è al centro dell'agglomerato» mi rispose il primo Arcangelo.
«Come volete agire?».
«Li attaccheremo a sorpresa e saremo il più svelti possibile, in modo da evitare un vero e proprio scontro e avere poi anche Irene».
«Cos'è la Marchiatura?» domandai, ricordandomi delle voci mentali di poco prima.
«Lo hai sentito dai pensieri di qualcuno?» mi domandò in risposta Gabriel.
«Esatto, ma voglio sapere cos'è, visto che non sembra niente di buono» insistei.
«La Marchiatura è una pratica usata dai Demoni per dichiarare come proprietà personale di uno di loro una persona, che da quel momento non potrà allontanarsi dal Demone per più di circa duecento, duecentocinquanta metri, al massimo trecento, senza subirne conseguenze negative» mi spiegò Raphael.
«Di che genere?».
«Si comincia a provare mal di testa, nausea, vomito, difficoltà a respirare e a restare in piedi; il tutto si aggrava sempre di più se ci si allontana e l'unico modo per non patire più una simile sofferenza è tornare dal Demone» continuò l'Arcangelo.
«Oppure ucciderlo» aggiunse Michael.
«Okay, siete stati chiari, però voglio venire con voi a prendere Irene. Voglio che lei sia rassicurata dalla mia presenza».
«Non se ne parla. Sei troppo speciale per essere esposta a un simile pericolo!» obiettò Michael.
«Michael, ti prego! È la mia migliore amica! Non posso restarmene qui a rigirarmi i pollici mentre lei è al centro di tutto e potrebbe venire Marchiata in ogni momento!».
«So che saresti felice, ma non posso portarti con noi. Devo proteggerti a ogni costro e tenerti al sicuro quando è possibile».
«Oh, non me ne frega un cazzo!» sbottai. «O vengo con voi oppure mi metto a correre in mezzo alla piazza e mi faccio anche Marchiare se serve a salvare Irene!».
«È una follia e tu non sei folle: non lo faresti mai».
«Vogliamo scommetterci?».
Ci fu un lungo incrocio di sguardi tra me e Michael, finché lui si arrese, vedendo che non cedevo minimamente: «Puoi venire, ma dovrai obbedire ai miei ordini mentre saremo lì fuori e non ti dovrai esporre troppo. Potrai tranquillizzare Irene, ma non dovrai provare nemmeno minimamente a urlare. Sono stato chiaro?».
«Trasparente!» risposi con un sorriso, fiera della mia vittoria.
Michael iniziò a far passare voce tra tutti gli Angeli per far sapere i nuovi ordini ed io mi concentrai totalmente sui pensieri dei Demoni intorno a Irene: nessuno di loro si era accorto della presenza degli Angeli e ormai intorno a lei erano rimasti solo una ventina di persone.
Due di loro stavano discutendo su chi dovesse prendersi come premio la mia migliore amica e dalle loro bocche – ma soprattutto, dalle loro menti – volavano parolacce e insulti di ogni genere che si facevano sempre più pesanti e riuscivo a percepire che erano pronti ad affrontarsi fisicamente.
«Dobbiamo andare» mi riscosse la voce di Taylor.
Annuii e mi avvicinai a Michael, che stava camminando accanto ai muri delle case per essere visto di meno, e gli dissi che avremmo potuto trovare una situazione degna di una rissa tra i Demoni rimasti, a giudicare dai loro pensieri.
Sentivo che i due di prima erano sempre più sull’orlo del baratro, ma anche noi eravamo sempre più vicini alla piazza principale e dovevamo stare ancora più attenti. Le case, nel frattempo, erano diventate di tonalità di colore sempre più chiare, fino alle ultime, una per lato, di un colore bianco sporco. Quando finalmente arrivammo a qualche metro dallo spazio vuoto, Michael mi chiese di entrare in contatto con le menti degli altri Arcangeli e di iniziare un conto alla rovescia per coordinare i primi tre gruppi di assalto.
Mi concentrai sulle menti degli interessati e iniziai a contare: Dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno… ora!
Un secondo dopo gli Angeli erano corsi nella piazza ed io avevo seguito Michael, fermandomi però subito dopo aver girato l’angolo, nel momento stesso in cui la mano di Irene aveva colpito violentemente contro la guancia del Demone che la teneva stretta per la vita.
Lui l’aveva fissata con una rabbia cieca negli occhi e la sua mano era scattata verso la gola di lei, tornando al suo posto nel giro di un paio di secondi. Irene lanciò un urlo acuto di dolore e cadde a terra tenendosi una mano sul collo come se potesse far cessare il male in quel modo, ma inutilmente.
Dopo mezzo minuto, un paio di Angeli la sollevarono e la portarono verso di me; io feci passare una delle sue braccia sopra le mie spalle per poterla sostenere e ci spostammo dalla piazza, dirette fuori da quella città d’incubo.
I passi di Irene, però, si fecero sempre più incerti e iniziammo a barcollare, finché Alexander e Taylor si offrirono di prendere il mio posto – offerta che già prima avevo scartato – e io accettai. Proprio quando stavamo ricominciando a spostarci, Irene si lasciò cadere a peso morto e finì carponi per terra, sputando sangue.
«Oddio! Non può essere!» esclamai, indicando un ghirigoro che stava comparendo sul suo collo dove il Demone l’aveva ferita.
«L’ha Marchiata» concordò Alexander.
«Brutto… figlio di puttana!» sbottai, voltandomi di colpo e mettendomi a correre verso la piazza che avevamo appena lasciato.
Cercai con lo sguardo il Demone che aveva appena rovinato la vita di Irene, appropriandosene come se fosse un oggetto, e solo quando lo vidi a una decina di metri da me, intento a trapassare con la sua katana un Angelo, mi resi conto che non avevo alcuna arma con cui difendermi.
Lui mi vide e mi si avvicinò con un’espressione beffarda sul volto, compiaciuto per la sua recente “acquisizione” della mia migliore amica; indietreggiai e finii con la schiena contro il muro di una casa: ero in trappola.
«Beh, oggi deve essere la mia giornata fortunata: ho appena ottenuto la Prescelta del Buio e ora la Prescelta della Luce mi viene addirittura a cercare. Devo avere un fascino particolare per essere così attraente» commentò, ironico.
«Va’ a farti fottere, figlio di puttana!» esclamai, furibonda, cercando di nascondere la paura con le parole pesanti.
Il suo volto si contrasse in un ghigno e scoppiò in una risata, poi i suoi occhi tornarono a concentrarsi su di me e le sue narici si dilatarono: «Hai il profumo più invitante che abbia mai sentito, migliore persino di quello di Irene. Tu sei perfettamente l’opposto dei Demoni e per questo sei così attraente! Irene, invece, è molto più simile a noi che a quei pennuti poco dotati di cervello».
«Sei tu quello privo d’intelligenza!».
Vidi che la sua mano iniziava ad avvicinarsi al mio viso, intenzionato a Marchiarmi come aveva fatto con Irene, ma non arrivò mai a destinazione.
Alexander corse verso di noi con la sua spada sollevata, così Ruki dovette spostarsi per estrarre la sua katana dal fodero in cui l’aveva riposta e rispondere all’attacco. Guardai i due lottare uno contro l’altro per diversi minuti, finché all’improvviso un altro Demone attaccò l’Angelo e lo distrasse, dando il tempo al primo nemico di trovare un punto vulnerabile e colpirlo.
Alex fu trapassato allo stomaco dalla katana del proprio avversario e cadde a terra, ma quella fu la goccia che fece traboccare il mio vaso personale: la rabbia mi esplose nel petto e mi permise di concentrarmi meglio solo sulle menti dei Demoni, che riempii con ciò che trovai di più doloroso possibile. Costrinsi le loro menti a credere di essere torturati con scariche elettriche e ben presto tutti furono bloccati a terra da fitte immaginarie.
Corsi da Alex e appoggiai la sua testa sulle mie gambe, inginocchiandomi accanto a lui, poi gli dissi: «Ti prego, Alex, non morire! Ti prego! Per favore, resta qui! Resta con me!».
«Sono… felice… di averti… salvata» sussurrò lui con uno sforzo enorme, poi vidi i suoi occhi iniziare a chiudersi e scoppiai a piangere.
Non appena una delle mie lacrime gli caddero sul volto, tutto il suo corpo fu avvolto da una candida luce accecante e, non appena si affievolì, la ferita era svanita, completamente risanata. Alex riaprì gli occhi e fissò i miei, così io, istintivamente, gli presi il viso tra le mani e lo baciai sulle labbra, assaporando quel momento per dei secondi interminabili.
Non appena riaprii gli occhi, mi allontanai di scatto e mi portai una mano sulla bocca, come per essere sicura che ci fosse ancora: non credevo di essere stata capace di fare una simile scemata, visto che non avrei voluto baciare nessun ragazzo per un motivo inesistente, ma poi mi resi conto che ero stata sopraffatta dalla gioia.
«Scusami, io non… non volevo» balbettai, poi alzai la testa e scorsi Taylor, i tratti del suo volto induriti come roccia per la gelosia che si era instaurata tra lui e il suo migliore amico.
E la causa ero io.
Raphael ci si avvicinò di corsa e controllò immediatamente quella che fino a pochi minuti prima era stata una ferita mortale.
«Com’è guarito? Il dytrail è letale per gli Angeli come il syzail lo è per i Demoni» chiese. Immaginai che quei due nomi sconosciuti – che pronunciava dìtræl e sìzæl – fossero i metalli di cui erano composte le armi dei due schieramenti.
«Sono state le mie lacrime» ammisi, stupefatta per la prima volta di quello che ero stata in grado di fare. «Quando sono cadute sul suo volto, lui è guarito, avvolto da quella luce strana».
«Dobbiamo portarlo via da qui».
«E Irene? Non possiamo lasciarla nelle loro mani, ma quel Demone l’ha Marchiata…» La voglia di ucciderlo si rifece viva in me.
«Non possiamo fare altrimenti, Francesca. Ora è legata a Ruki da un vincolo molto stretto e dobbiamo solo sperare che lui non la tratti male» mi rispose Michael, sopraggiunto in quel momento da un giro generale per constatare le vittime.
«Però potremmo ucciderlo… è inerme come tutti gli altri, riesco ancora a concentrarmi abbastanza sulle loro menti per tenerli a bada» ribattei.
«Sei stata tu?» I due Arcangeli ebbero la stessa reazione allo stesso tempo.
«Sì» risposi semplicemente. «E posso aumentare il voltaggio…» aggiunsi, pensando all’energia di un’intera centrale elettrica.
«Francesca, no! Neanche loro meritano una simile condanna!» mi fermò Taylor, unitosi al gruppetto non appena era riuscito a dissimulare la gelosia.
Le sue parole ebbero un effetto calmante su di me e risposi: «Sì, hai ragione. Andiamocene e li lascerò liberi non appena saremo lontani. Resta però il problema di Irene: potremmo portare con noi Ruki e imprigionarlo in modo tale che la vicinanza con Irene sia sufficiente a tenerla al sicuro anche da lui».
Fra… non fa niente…
La voce mentale di Irene mi giunse forte e chiara. In un paio di secondi ero corsa dalla mia migliore amica, lasciando Alex alle cure dell’Arcangelo della medicina.
«Nene! Nene, riesci a sentire quello che sto pensando?» le chiesi, prendendola per mano. Da parte mia, lei restava un buco nero.
«No…» sussurrò, affaticata.
«Devo portarti più vicina a lui, altrimenti starai male di più» decisi, poi provai a sollevarla e a fatica ci trascinammo per una cinquantina di metri, crollando poi di nuovo sulla strada polverosa.
«Ma come ho fatto a sentirti, prima?» chiesi a quel punto, mentre lei prendeva dei profondi respiri.
«Non… lo… so…» rispose, sempre con una voce flebile che non le avevo mai sentito.
«Forse però…» Un’intuizione improvvisa mi passò per la testa e mi concentrai sul vuoto mentale della mia migliore amica, poi provai a trasmetterle un pensiero: Riesci a sentirmi?
«Sì…» mi rispose a voce.
Prova a trasmettermi solo i tuoi pensieri, senza parlare. Concentrati sul vuoto che senti al mio posto, nella tua testa, e prova a dirmi qualcosa, continuai, speranzosa.
Tipo cosa?
Mi sarei messa a saltare dalla gioia se la situazione fosse stata completamente diversa: potevamo comunicare con il pensiero!
«Nene, promettimi che, se avrai bisogno di aiuto, me lo comunicherai come hai fatto adesso, come ti ho spiegato. E che ogni giorno mi dirai come stai e cosa hai fatto, se ti hanno costretta a fare qualche cazzata contro la tua volontà e cose simili. Promettimelo!» dissi.
«Te lo prometto, ma tu mi parlerai, vero? Perché credo che avrò bisogno di te, in certi momenti» mi scongiurò.
«Te lo giuro, ma non ti preoccupare: ti parlerò talmente spesso che desidererai che non te lo abbia promesso» provai a scherzare, ma non riuscii a formare nemmeno l’ombra di un sorriso.
«Dobbiamo andare» mi annunciò Taylor, arrivando alle nostre spalle.
«Tay, puoi portare Irene il più vicino possibile a quel Demone, Ruki?» gli chiesi, sperando così di dare un po’ di conforto alla mia amica.
«Certo, nessun problema» L’Angelo la prese in braccio senza sforzo apparente e la portò nella piazza, dove la adagiò a sedere accanto al Demone, ancora agonizzante.
Notai che sotto ad Alex si era formata una nuvola e Michael me la indicò, dicendomi: «Salici sopra: ti riporterà a casa senza affaticare Taylor, a meno che entrambi non vogliate…» il suo gesto sembrò quello di una madre che dondola un neonato tra le braccia e fu piuttosto inequivocabile.
Guardai il mio Angelo custode, uscito abbastanza indenne dallo scontro, ma notai comunque che sul bicipite destro aveva un profondo taglio; mi avvicinai a lui e mi passai una mano sulle guance, raccogliendo anche le ultime lacrime rimaste intrappolate nelle ciglia, poi la strofinai sulla ferita e quella si rimarginò.
Gli sorrisi e gli sussurrai: «Non voglio farti stare male per colpa del mio peso. Andrò sulla nuvola».
«Solo se così preferisci, perché adesso mi sento molto meglio di prima, grazie a te» rispose.
Gli accarezzai una guancia, comprensiva, e poi tornai alla nuvoletta sotto ad Alex. Guardai Michael, indecisa, e lui ammiccò, sottintendendo di fidarmi, così, sentendomi una sciocca, mi sedetti accanto all’Angelo ferito e poco dopo mi trovai a librarmi in volo sopra una nuvola.
Altri cinque ammassi bianchi si sollevarono e su ognuno c’era un Angelo seduto o disteso, tutti troppo deboli per affrontare il volo.
Buona fortuna, Nene, pensai, rivolta alla mia amica.
Me ne servirà tanta, Faffa. Me ne servirà fino all’ultima goccia! mi rispose con un tono cupo.

Durante il volo, Alex mi tenne stretta la mano e mi fece coraggio riguardo la sorte di Irene, dicendomi che presto saremmo tornati a liberarla definitivamente dai Demoni.
A un certo punto sentii che Michael chiedeva a Gabriel: «Chi abbiamo perso?».
L’altro Arcangelo rispose: «John e Matthew sono morti, mentre Kai… beh, Kai è stato Marchiato da Reita, secondo quanto raccontano i suoi compagni. Speriamo solo che non soffra inutilmente nelle mani di quel Demone…».
«Saremmo dovuti arrivare prima. Se ci fossimo sbrigati e avessimo evitato anche solo un minuto di troppa indecisione adesso probabilmente Irene e Kai sarebbero con noi e gli altri potrebbero essere ancora vivi» commentò Raphael, unitosi a loro dopo un giro di ispezione tra i feriti.
Non volevo ascoltare i loro commenti perché mi sarebbe tornata in mente Irene, che avevamo – a mio dire – abbandonato al suo destino in balia di quei Demoni.
«Come stai?» chiesi ad Alex, che ormai si era messo a sedere come me sulla nuvola.
«Beh, mi sento un po’ indolenzito dove mi ha trapassato con la katana, ma per il resto sto una favola!» mi rispose.
A quell’affermazione me lo immaginai sul cavallo bianco e vestito come un principe delle storie per bambini; sorrisi immaginandolo intento a salvarmi da un drago con la faccia di Ruki.
«Beh, ne sono contenta. E il tuo braccio, Tay?» aggiunsi, rivolgendomi all’altro Angelo.
«Mai stato meglio. Hai un talento meraviglioso; probabilmente Raphael ti chiederà di piangere un po’ e di raccogliere le lacrime, così che potrà guarire anche gli altri» mi rispose.
«Mmm…» borbottai, guardando l’Arcangelo in questione per decidere se era degno di un simile dono. «Credo che potrei anche accontentarlo, a patto che non mi stressi per ogni minimo acciacco che possa venirvi».
«L’unica cosa di cui possiamo aver bisogno di cure sono le ferite da dytrail, che per la maggior parte delle volte sono mortali tranne in caso di sottili scottature o colpi presi di striscio» mi spiegò Alex.




Per ora sono ferma qui, ma andrò avanti in questi giorni, statene certi!
FaFFa

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